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Randazzo: basilichetta di Contrada Imbischi |
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Scritto da Giuseppe Tropea
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Tuesday 24 November 2009 |
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Rapporti ambientali - L'edificio, ormai in stato di rudere, trova posto in contrada Imbischi/Acquafredda, su di uno sperone di roccia lavica che si affaccia sul corso del fiume Alcantara.
Descrizione storica - Nessun dato storico aiuta a collocare cronologicamente il piccolo edificio sacro di contrada Imbischi.
Descrizione topografica e architettonica - La piccola chiesa di contrada Imbischi sorge all'interno di un pescheto che ne limita fortemente la visione d'insieme. Tutt'intorno si intravedono resti architettonici reimpiegati in muretti a secco o in altri edifici centenari. Questo riutilizzo testimonierebbe un'ampia frequentazione di questi luoghi ove sorgeva la chiesetta, che certamente non giaceva isolata, ma inserita in un  contesto abitativo ormai scomparso. L'edificio è orientato ovest/est e possiede una pianta rettangolare. Ad oriente si trova un abside semicircolare con catino emisferico. Il fianco settentrionale è conservato fino all'innesto della volta, al contrario di quello meridionale, del quale rimangono solo pochissime assise appena affioranti dall'attuale piano di calpestio. Nessun prospetto si conserva ad occidente.Il piccolo edificio sacro si componeva, all'interno, di un'unica navata, la cui copertura doveva essere probabilmente a volta (e non a doppio spiovente). All'esterno, le fiancate laterali erano contraffortate e di tali semi pilastri oggi sopravvivono solo quelli settentrionali in numero di tre. Ancora, la lunga parete settentrionale presenta due finestre a forte strombo esterno, internamente caratterizzate da archetti a testa di chiodo. Si tratta di un elemento che, insieme con i contrafforti esterni, accomuna la chiesetta di Imbischi con la Cuba di S. Domenica presso Castiglione. A livello  dell'imposta, si possono osservare altre due finestre rettangolari.L'abside è composto da conci di pietra lavica squadrati. La Fronte dell'abside è formata da un ampio arco a tutto sesto composto da blocchi di pietra lavica squadrata non inframmezzata da laterizi e poggiante lateralmente su due pilastrini sormontati da mensole.Non esistono dati certi che permettano una precisa collocazione cronologica della struttura. Si trattava certamente di una chiesa al servizio di una comunità rurale che viveva nei pressi del fiume Alcantara. Attraverso confronti tipologici con alcune strutture consimili, come la vicina Cuba di Castiglione o la basilichetta di Priolo, si può azzardare una collocazione temporale compresa tra il V/VI e l'VIII sec. d.C.Non lontano da Imbischi, altre due contrade ospitano ruderi di antiche chiese cristiane. Presso contrada esiste ancora oggi  un'altra chiesa a pianta basilicale, trasformata in magazzino rurale. Ancora, presso contrada S. Anastasia, circa un chilometro ad ovest di Imbischi, trovano posto ampi ruderi di quel che un tempo si pensa fosse il monastero di S. Giovanni Psychro, la cui memoria rimane nel toponimo della vicina contrada di Passopisciaro, nel cui nome si può osservare la corruzione di Psychro in "pisciaro".
Bibliografia -
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Ultimo aggiornamento ( Tuesday 24 November 2009 )
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Randazzo: i ruderi in contrada S. Anastasia |
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Scritto da Giuseppe Tropea
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Monday 23 November 2009 |
- Rapporti ambientali
La contrada trova posto circa un chilometro ad ovest di contrada Acquafredda/Imbischi e circa due chilometri ad est di Randazzo.
- Descrizione storica
 Nessun dato storico racconta in maniera diretta di contrada S. Anastasia. Qualora si voglia accettare l'identificazione dei ruderi presenti nella contrada con i resti dell'antico monastero di S. Giovanni Psychro, si ha un primo e interessante ricordo in Pirri. Lo storico accenna a un documento del 6 giugno 1144, nel quale Luca, archimandrita del S. Salvatore di Messina, decide di edificare un mulino in contrada "Psciero", juxta Mascalum, non lontano dal monastero di S. Giovanni. Prosegue il Pirri ricordando un altro documento del 1145, in cui si accenna ai confini dell'archimandritato di Messina. Fra i luoghi citati è presente anche S. Giovanni Psicro, del quale si ricordano, in maniera più precisa, i luoghi di fondazione: ...inde vero est sicut ascendit flumen a mari ad lapidem nigrum et inde ad vallem Castillucii... Infine, al 1175 risale una bolla di papa Alessandro III rilasciata in occasione dell'elezione del nuovo abate del S. Salvatore di Messina. Il testo ricorda i monasteri alle dipendenze dirette del S. Salvatore, fra i quali risulta ancora una volta S. Giovanni Psychro, senza che però si accenni ai luoghi di edificazione.  Dalle fonti si apprende, dunque, che il monastero di S. Giovanni Psichro esistesse in un territorio limitrofo ai confini della contea di Mascali (il documento del 1144 riporta la frase "juxta Mascalum"), non lontano da Castiglione, nei pressi di colate laviche certamente antiche, come quelle che si incontrano risalendo il fiume (Alcantara) dal mare. Purtroppo, pur nella loro accuratezza, le fonti normanne non aiutano a convalidare l'ipotesi che l'odierna Passopisciaro sia limitrofa ai luoghi dell'antico S. Giovanni Psychro, poichè i ruderi di S. Anastasia non sono gli unici presenti nei pressi di Castiglione. Bisogna ricordare, infatti, le vicine cube di S. Domenica e Malvagna e le due basilichette di Imbischi e Jannazzo. Gioca comunque a favore dell'identificazione di Passopisciaro certamente la corruzione del toponimo e la consistenza dei ruderi presso S. Anastasia, molto cospicui e agevolmente riferibili non ad una modesta chiesa rurale, ma a un complesso ben più articolato.
- Descrizione architettonica e topografica
L'area ricoperta dai ruderi di contrada S. Anastasia è molto vasta. Si possono notare, oltre alle macro strutture, anche resti semisepolti dalla vegetazione. Inoltre moderni edifici costruiti in prossimità dei ruderi inglobano materiale di riutilizzo. Fra i resti più cospicui, spiccano certamente due absidi, entrambe rivolte ad est, ma di dimensioni ampiamente diverse. Una delle due absidi è imponente, presenta una forma semicircolare, sovrastata da un catino absidale con resti di intonaco bianco. La tecnica edilizia di questa struttura ricorda la basilichetta di Imbischi e anche il materiale edilizio è del tutto simile: pietrame lavico leggermente sbozzato, con allettamento di malta e inclusi di laterizi. I cantonali solo rinforzati da pietra lavica sbozzata. Il catino absidale presenta un arco di trionfo che molto ricorda quello della chiesetta di Acquafredda.  Infine all'interno della conca absidale si possono notare piccole nicchie per lanterne ricavate nello spessore murario e dentro una cornice triangolare di laterizi. La seconda abside, nettamente più piccola, giace pochi metri a sud della prima. Ciò che immediatamente spicca di essa è la presenza di resti d'intonaco rossastro e, soprattutto, alcuni lembi di affreschi ormai quasi del tutto indecifrabili, se non un misero frammento, nel quale si riescono a distinguere le dita di una mano, la manica di una tunica, il corrispettivo lembo del vestito e un libro sorretto dalla mano stessa. E' presumibile che si tratti di quanto rimane della figura di un santo, dipinto con tecnica bizantina o bizantineggiante. E' anche probabile che l'intera conca absidale fosse affrescata, così come il catino, ormai scomparso per un crollo della volta.
- Bibliografia
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Ultimo aggiornamento ( Tuesday 24 November 2009 )
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Scritto da Giuseppe Tropea
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Wednesday 26 August 2009 |
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Un colpo di spugna ha cancellato l'esperienza wiki di Medioevosicilia. Cosa sia successo, rimarrà un mistero. Il dominio in cui il wiki era ospitato sostiene che medioevosicilia-wiki abbia violato alcune regole, quali regole possa violare un sito culturale non è dato saperlo, purtroppo. Tanto lavoro è andato perduto, troppo. La perdita è incalcolabile. Si cercherà di recuperare il recuperabile. Bisogna andare avanti e fare in modo che questa esperienza profondamente negativa non blocchi gli studi intrapresi.
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Ultimo aggiornamento ( Monday 23 November 2009 )
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