|
La Sicilia, sebbene provincia, svolse un
ruolo fondamentale all'interno dell'Impero Bizantino. La perdita totale
dell'isola, nel X sec. d.C. caduta sotto la pressante invasione musulmana, fu
uno shock non indifferente non solo per l'economia di Costantinopoli, ma anche
per la cultura, soprattutto religiosa, che dall'isola viaggiava verso la
capitale.
Metodio fu patriarca di Costantinopoli
dall'843 all'847 d.C. Nato alla fine dell'VIII[1] sec. d.C. da ricca famiglia siracusana,
da giovane si trasferì presso Costantinopoli durante la crisi iconoclasta,
rimanendo vicino a posizioni iconofile. Per tali ragioni presumibilmente lasciò
la capitale in favore della Bitinia, presso la quale assunse l'abito monastico
nel monastero di Cenolacco. Metodio giunse a Roma dopo l'815, forse come
seguace del deposto patriarca Niceforo; tornato nell'821, venne esiliato presso
l'isola di S. Andrea e pesantemente punito. Solo sotto il governo
dell'imperatore Teofilo (829-842 d.C.) venne riabilitato e dopo il trionfo
dell'ortodossia, nell'843 d.C., fu nominato
patriarca. Egli dovette far fronte a due ordini di problemi: estinguere
quanto rimasto dell'iconoclastia e calmare le radicali posizioni iconodule
studite, che premevano verso una severa punizione nei confronti degli eretici
iconoclasti.
Metodio fu un uomo di spiccata cultura,
calligrafo d'eccezione e prolifico scrittore. Tra i suoi lavori si annoverano
una vita di Teofane il Confessore e una
di Euthimio di Sardi, quest'ultima ricca di dati autobiografici[2]. Invece rimane incerta l'attribuzione al
patriarca della vita di S. Nicola di Myra.
Su Metodio rimane una sola vita anonima,
povera di informazioni relative al conflitto che il patriarca sostenne contro
gli studiti. Sebbene lo scritto vanti di essere il primo resoconto sulla vita
del santo, in realtà non vi è alcuna certezza che l'agiografo abbia avuto personali
rapporti con Metodio e si ritiene che la vita sia stata scritta solo alcuni
anni dopo l'847, data della morte del patriarca. Il manoscritto più antico[3], nel quale si conserva l'agiografia,
risale al X secolo a.C.
Edizioni:
PG 100:1243-62
Studi:
AHG X (Iun.) 339-344
BHG 1278
V. Grumel, LThK 7 (1962) 368f.
G. Makris, LexMA 6 (1992) 580f.
Beck, Kirche 496-498
V. Laurent, DTC 10.2 (1929) 1597-1606
D. Stiernon, BiblSanct 9 (1967) 382-93 and
DictSpir 10 (1979) 1107-9
A. Kazhdan, ODB 2 (1991) 1355
J. Pargoire, “Saint Méthode de
Constantinople avant 821,” EO 6 (1903) 126-31
idem, “Saint Méthode et la persécution,”
EO 6 (1903) 183-91
E. von Dobschütz, “Methodius und die
Studiten,” BZ 18 (1909) 41-105
Ch. Loparev, “Vizantijskie zitija
svjatych...,” VizVrem 18 (1911) 6f.
V. Grumel, “La politique religieuse du
patriarche saint Méthode. Iconoclastes et Stoudites”, EO 34 (1935) 385-401
da Costa-Louillet, “Saints de CP,”
Byzantion 24 (1954) 453-61
A. Frolow, “Le Christ de la Chalcé,”
Byzantion 33 (1963) 107-20
I. Doens, Ch. Hannick, “Das Periorismos
Dekret des Patriarchen Methodios I gegen die Studiten Naukratios und
Athanasios,” JÖB 22 (1973) 93-102
P. Canart, “Le patriarche Méthode de
Constantinople copiste à Rome”, Paleographica Diplomatica et Archivistica
(Rome, 1979) 343-53
H. Löwe, “Methodius in Reichenauer
Verbrüderungsbuch,” DA 38 (1982) 341-62
S. Marino, “Considerazioni sulla
personalità di Metodio I, patriarca da Costantinopoli”, Culto delle immagini e
crisi iconoclasta (Palermo, 1986) 117-26
J. Darrouzès, “Le patriarche Méthode
contre les iconoclastes et les Stoudites,” REB 45 (1987) 15-57
J. Gouillard, “La Vie d’Euthyme de Sardes
(†831). Une oeuvre du patriarche Méthode,” TM 10 (1987) 11-16
[1] Dopo il 787 secondo Gouillard
[2] J. Gouillard, TM 10 [1987] 11-16
|