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La Sicilia fu terra famosa anche per aver dato i natali a tanti santi e anacoreti di epoca bizantina, almeno fino alla conquista araba. Sono ampia testimonianza di ciò le tante abitazioni in grotta, di origine preistorica, ma utilizzate ancora largamente in epoca medievale, così come testimonia Pantalica e la Val d'Anapo. Ma chi erano questi santi? Un recente lavoro pubblicato dalla Dumbarton Oaks ne ha raccolto un grande numero, utilizzando come fonti soprattutto le tante agiografie scritte nei secoli. Si tratta di un catalogo che ricopre l'intero mondo bizantino, dalla nascita dell'impero fino alla caduta; tra i numerosi santi, ne emergono, per importanza e cultura, alcuni siciliani:
- Cristoforo di Collesano[1], la cui data di nascita è sconosciuta.
Sposato, lasciò moglie e figli e divenne monaco presso il monastero di S. Filippo
d'Argirò, in epoca bizantina fra i più importanti monasteri del Mediterraneo.
Pare che successivamente abbia fondato una chiesa presso Ktisma, vivendo qui in
eremitaggio. Presto venne raggiunto nel suo fervore religioso dai figli Saba e
Macario e dalla moglie Cale. Vittime delle invasioni arabe e dalla fama
cresciuta intorno alla famiglia, essi emigrarono verso nuovi lidi, presso una
località nota con il nome di Merkourion[2], dove per iniziativa dei figli venne edificato un
monastero dedicato a S. Michele. In una data imprecisata pare che Cristoforo
intraprendesse un pellegrinaggio verso Roma, in relazione a ciò elesse il
figlio Saba egumeno del S. Michele. Di seguito,
le notizie si fanno un pò confuse. A causa di incursioni musulmane l'intera
famiglia si spostò dal S. Michele in favore di Salerno. Qui Cristoforo morì in
tarda età, successivamente la carica di egumeno passò da Saba al fratello
Macario, che tenne il potere per altri dieci anni, finchè lo colse la morte
intorno al 1000 d.C.
- Elias Spelaiotes o Elia lo Speleota, non
propriamente siciliano, ma certamente legato all'isola. Su questa interessante
personalità si è informati riguardo alla data di nascita, tra il 860-870 d.C.,
e il luogo, Rhegium. Nato da famiglia benestante, durante la giovinezza perse
una mano e da qui prese il nome di "Una mano", monocheir. Decise di
intraprendere una vita ascetica e successivamente divenne monaco,
intraprendendo una serie di viaggi rivolti alla scoperta di luoghi
particolarmente adatti alla vita ascetica. In fuga per le incursioni musulmane,
giunse in Grecia, a Patras nel Peloponneso, salvo poi tornare in patria per
stabilirsi presso Salinas e Melicuccà[3], dove si ritiene fondò un monastero rupestre[4]. Poco altro si conosce della sua vita.
Probabilmente fu anche calligrafo. Morì in tarda età, 96 anni, nel 960 presso Melicuccà.
- Elia il giovane[5], nato a Enna nel 823 d.C. da una nobile
famiglia nota con il nome Rachites[6]. Giovane venne catturato dagli arabi e tradotto
coattamente in Nord Africa. Divenne schiavo, ma ottenne la liberazione e di lì
a poco intraprese lunghi viaggi alla volta di Gerusalemme, ove prese l'abito
monastico, Antiochia, Grecia e Roma. Trovò morte a Tessalonica nel 903 d.C. Una
volta giunse a colloquio con l'imperatore bizantino Leone VI[7]. La sua vita è piena di miracoli,
guargioni, profezie. Pare inoltre che Elia il giovane abbia fondato un
monastero in Calabria, Salinas[8], presso il quale venne seppellito.
La bibliografia di seguito risulta utile
sia per S. Elia il giovane, che per Elia lo Speleota e Cristoforo.
Edizioni:
G. Rossi Taibbi, Vita di sant’Elia il Giovane (Palermo
1962), pp. 169-71; A. Guillou, Antiquité classique 32 (1963), 350-52; F. Halkin, Analecta Bollandiana 81, (1963), 291-93; N. Scivoletto, Giornale
italiano di filologia 16 (1963) 79-80; G.
Schirò, Byzantinische Zeitschrift 57,
(1964), 164-67; H. Wieruszowski, Speculum 39 (1964), 724-26; N.M. Panagiotakis, Hellenika 20 (1967) 212-22.
Studi:
- Bibliotheca hagiographica graeca (3 vols. in 1, ed. F. Halkin) (Brussels: Société des
Bollandistes
[1957]), 580
- G. Marsot, Catholicisme 4 (1956) 16
- R. Janin, Lexikon für Theologie und Kirche, 2nd ed. (Freiburg 1957-1965/7?),
3 (1959), 813 e Dictionnaire d’histoire
et de géographie ecclésiastiques, 25 vols. (Paris 1912-
), 15 (1963) 188-89.
- F. Russo, Bibliotheca sanctorum, 12 vols. (Rome 1961-70), 4 (1964) 1043-45.
- P. De Leo, Lexikon des Mittelalters (Munich
1977- ), 3 (1986), 1825
- A. Kazhdan, The Oxford Dictionary of Byzantium, 3 vols., 1 (1991), 687
- Ch. Loparev, “Vizantijskija zitija ...,”,
Vizantijskij vremennik (Leningrad and Moscow 1897-1927; 1947- ), 19 (1912) 129-43
- N.D. Protasov, Greceskoe monasestvo v Juznoj Italii (Sergiev Posad 1915)
- A. Basile, “I conventi basiliani di Aulinas sul monte Sant’Elia Nuovo e S. Filareto
nel territorio di Seminara,” Archivio storico per Calabria et la Lucania 16
(1945) 19-36, 143-58, 261-78
- A. Bloise, Il monachesimo in Calabria (Cosenza
1947)
- M.
Scaduto, Il monachesimo basiliano
nella Sicilia medievale (Rome 1947, repr. 1982) XXXIX
- da
Costa-Louillet, “Saints de Sicile,”
95-109
- S.
Borsari, Il monachesimo bizantino
nella Sicilia e nell’Italia meridionale pre-normana (Naples 1963).
- A.
Guillou, “Grecs d’Italie du Sud et de
Sicile au moyen âge: les moines,” Mélanges d’archéologie et d’histoire 75
(1963) 92.
- B.
Cappelli, “Il monachesimo basiliano e
la grecità medioevale nel Mezzogiorno d’Italia,” in B. Capelli, Il
monachesimo basiliano ai confini calabro-lucani. Studi e ricerche (Naples 1963)
11-33.
- S.
Georgoudi, “Sant’Elia in Grecia,”
Studi e materiali di storia delle religioni 39 (1968) 293-319
- F.
Cezzi, “La ‘Mens’ biblica nella ‘Vita
di s. Elia il Giovane’,” Nicolaus 1 (1973) 345-60.
- G.
Caliman, “Interazioni di lingua e
società nella Vita di Sant’Elia il Giovane,” Annali della Facoltà di
lettere e filosofia. Università di Napoli 21 (1978) 97-109.
- G.
Lombardo, “Il monachesimo basiliano,”
Quaderni medievali 9 (1980) 217-22.
- A.
Proiou in Analecta hymnica graeca,
ed. G. Schirò, 12 (Rome 1980) 473-78.
- A.
Amatulli, “Aspetti della relazione
tra Chiesa e Stato nel ‘Bios’ di Elia di Enna,” Nicolaus 8 (1980), 195-203
- B.
Lavagnini, “Demenna e Demenniti,”
Byzantion. Aphieroma ston Andrea N. Strato, 1 (Athens 1986), 123-28
- D. Kalamakis, “Glossaire de la vita de S. Elie le Jeune
accompagné d’un vocabulaire non-identifié,” Athena 80 (1985-89) 279-91
- P.
Yannopoulos, “La Grèce dans la Vie de
S. Elie le Jeune et dans celle de s. Elie le Speléote,” Byzantion 64 (1994)
193-221.
- idem, “‘Char lydien’ et ‘Pégase argien’: une curieuse formule littéraire,”
Byzantion 64 (1994) 408-418.
- D. Abrahamse, “On the Afterlife of Italo-Greek Saints’ Lives,” ByzF 20 (1994) 59-71.
- Hester,
Italo-Greeks, 164-68
- Ferrante,
Santi italo/greci, 111-22
- D.
Koraç, “Odicej 9. veka. Sveti Ilija
Novi u Sredozemlju,” ZRVI 34 (1995) 21-40
- Malamut, Route des saints, 256-58
- Follieri, San Fantino, 96-110
- Scholz,
Graecia sacra, 31-33
[1] La vita di entrambi i santi è stata redatta dal patriarca di Gerusalemme
Oreste (986 - 1006), tra la morte di Macario e il 1006. L'attuale abitato di
Collesano, in provincia di Palermo, è paese ricco di testimonianze storiche e archeologiche,
soprattutto in località Monte d'Oro, luogo del paese antico, distrutto intorno
al 1130 da Ruggero II, come ricorda
Edrisi.
[2] Importante località calabro/lucana a ovest del monte Pollino, famosa per
aver ospitato fin da tempi remoti monaci bizantini. In merito a ciò: Adele Cilento, Potere e monachesimo. Ceti dirigenti e mondo monastico nella Calabria
Bizantina (secoli IX-XI), Nardini, 2001.
[3] In località Melicuccà si segnala la presenza di grotte presumibilmente
abitate da Elia.
[4] L'agiografo che si interessò della vita del santo fu, forse, un tale
Quiriacus o Kyriakos, che scrisse l'agiografia intorno al 960, infarcendola di
leggende su guarigioni miracolose, che tendono a confondere o a legare questo
santo con l'omonimo Elia il giovane di Enna, sebbene l'agiografia di
quest'ultimo non menzioni affatto Elia il vecchio.
[5] L'autore dell'agiografia è anonimo, monaco del monastero di Salinas che
dichiara di non aver avuto alcuno contatto con Elia, ma che probabilmente
scrisse poco dopo la morte del santo, da un discepolo di Elia, Daniele, che accompagnò
il santo durante i suoi viaggi. Loparev ritenne che l'agiografo fosse un altro
discepolo di Elia, scrivente intorno al decennio 930/940 d.C., sebbene da Costa
- Louillet parlano di una data di composizione più antica, 905/906 d.C. L'opera
è giunta fino a noi attraverso manoscritti relativamente recenti, il più antico
dei quali si conserva a Messina, cod. 29 del 1307/8 d.C.
[6] Rachites o Raciti, cognome particolarmente diffuso in Sicilia al giorno
d'oggi ed attestato in documenti della metà del XIII sec.
[7] Curioso che della visita non vi sia menzione nel Sinassario di
Costantinopoli.
[8] Sulle fondazioni monasteriali legate ad Elia il giovane si può dire che
nel 2005 in località Seminara, Calabria, è stato ricostruito un monastero
bizantino fondato, secondo la tradizione, dall'imperatore Leone VI per
iniziativa di Elia. L'originale venne distrutto nel XVII/XVIII sec.
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