Architettura
Architettura Sacra
Val Demone
S. Antonio Abate - Mascalucia | S. Antonio Abate - Mascalucia |
| Scritto da Giuseppe Tropea | ||||||
| Tuesday 14 August 2007 | ||||||
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Rapporti ambientali - La piccola chiesa sorge all'interno dell'attuale cimitero di Mascalucia
Descrizione storica – Si sconoscono le vere origini del tempio di
S. Antonio Abate, presso Mascalucia. La tradizione vorrebbe la chiesa fondata
durante l’alto medioevo, presumibilmente facente parte dell’antico monastero di
S. Vito Martire citato in una epistola di Gregorio Magno. Non esiste, allo
stato attuale degli studi, prova che possa confermare una tale affermazione,
sebbene presso Mascalucia il culto di S. Vito Martire risalga certamente ad
antica data. In data imprecisata, l’edificio sacro pare afferisca anche
all’ordine dei Cavalieri di Gerusalemme, della cui presenza in queste zone
etnee si conosce poco o nulla. La prima fonte che accerta la vetustità della
chiesa risale solo al 1446, anno durante il quale papa Eugenio IV, elevando a
colleggiata la chiesa di S. Maria dell’Elemosina in Catania, associa alcune
parrocchie dell’ampia diocesi catanese, fra cui S. Antonio Abate, allora
dedicata a S. Nicola: “ … et parochialem S. Nicolai de Maschalsia, insimul canonice unitas, quarum quadriginta
duorum…”. Nel 1579 viene eretta la chiesa Sacramentale di Plache presso
Gravina, intesa come succursale della chiesa di S. Nicola, giacchè
evidentemente quest’ultima era ormai troppo piccola per servire egregiamente la
numerosa popolazione dei dintorni.
Descrizione topografica ed architettonica – L’edificio sacro sorge
attualmente all’interno del cimitero di Mascalucia, circondata da tombe e da un
muro di cinta che ne limita la fruizione, costringendola entro angusti spazi
realmente mortificanti. A causa della penuria di fonti storiche utili a
confermare l’antichità del tempio, fin dalla fine del XIX sec. illustri
studiosi, avvicendandosi, hanno cercato risposte cronologiche analizzando
elementi architettonici, in parte ancora visibili ai giorni nostri, in parte
del tutto scomparsi causa i soliti restauri dal dubbio gusto. Nel 1904,
Giovanni Paternò Castello[1] descrive la chiesa con una suffciente
attenzione per i particolari, ma non senza alcuni evidenti errori di
valutazione. Egli ricorda il portale d’ingresso principale “… coi pilastri in
pietra lavica, l’arco del solito calcare e rilevate sui pilastri due colonnie
arabescate con capitelli adorni di foglie ben scolpite…”; lo studioso ricorda
anche il rosone “… di pietre rettangolari bianche e nere alternate e di semplicissima
fattura..” e l’unico ingresso laterale ad oggi superstite, posto presso la
parete di mezzogiorno: “… una porticina a sesto acuto alla quale fan grazioso
contrasto due finestre di forma circolare. Di quese finestre in parte murate
una sola è appena visibile; l’altra fu nascosta dalla sovracostruzione della
cappella di Maria Vergine innalzata … circa l’anno 1719”; medesima sorte,
ricorda Paternò Castello, sembra esser toccata ad un’altra finestra circolare,
presente lungo il muro di tramontana e oggi obliterata in seguito
all’edificazione della cappella di S. Nicola di Bari che replica il prospetto
principale della chiesa. Lo studioso, infine, riflette
sulla posizione dell’ingresso principale, posto in linea di massima verso
oriente, “… come le antiche chiese del primitivo cristianesimo…” . Riflessione
avventata, poiché la grande maggioranza delle chiese tardo antiche ed alto
medievali presentano proprio orientamento opposto, con ingresso rivolto ad
occidente e abside rivolto verso est. Non mancano illustri esempi anche in
Sicilia, quali le chiesette di S. Anastasia e Imbischi lungo la valle
dell’Alncantara; la cella tricora di Dagala del Re; la basilichetta d Monte Po’
presso Catania e n genere tutti gli edifici sacri dei monasteri basiliani fondati
o rifondati dopo la riconquista normanna dell’isola. D’altronde il medesimo
Paternò Castello cade ancora una volta in errore affermando che “… nel tempio
in questione però l’impronta maggiore è araba-normanna, impronta che ebbero
quasi tutti gli edifizi innalzati nei primi anni della signoria di Ruggero…”.
In realtà, nel 1904, la conoscenza dell’architettura normanna in Sicilia era
profondamente limitata agli esempi palermitani, che per quanto illustri,
rappresentavano e rappresentano solo l’aspetto più aulico di una forma d’arte,
il cui sincretismo presenta una originalità sempre diversa a seconda delle
singole zone dell’isola. Nel caso di Mascalucia, comunque, la chiesa di S.
Antonio Abate presenta una tale congerie di stratificazioni edilizie da rendere,
già ad un semplice sguardo, del tutto nulla l’ultima affermazione del P.
Castello. L’edificio possiede una pianta rettangolare profondamente
rimaneggiata, non solo a causa delle due cappelle mortuarie addossatesi nei
fianchi lunghi tra il XVIII e il XIX sec. Il transetto, infatti, con un’absidiola
tanto insignificante potrebbe essere il frutto di tardi rifacimenti, forse
risalenti al medesimo periodo della costruzione della prima cappella, ossia
intorno al primo ventennio del XVIII sec. Delle finestre circolari poste vicino al
piccolo ingresso di mezzogiorno non rimane nulla, a meno che non si voglia
intendere come tale la piccola finestra ad arco a tutto sesto presente poco in
alto rispetto al citato portale. Essa, in effetti, pur essendo oggi ben visibile,
reca tracce di antica tampagnatura. In realtà, la dicotomia tra il portale
principale e il piccolo ingresso ad ogiva della parete di mezzogiorno solleva
importanti questoni cronologice ad un occhio attento, poiché entrambi gli
ingressi non si presentano affatto coevi. Il portale ad ogiva, infatti, è
mortificato da un evidente interramento che ne ha innalzato il piano di
calpestio, rimpicciolendo di conseguenza l’ingresso stesso. E’ doveroso notare
anche che il portale di ingresso principale è stato edificato sul medesmo
livello di interramento del portale secondario. Da ciò ne consegue che fra i
due portali quello del prospetto principale è il più recente, elemento che
comunque è possibile evincere anche dalle caratteristiche forme stilistiche,
che rappresentano un attardamento delle forme medievali durante i secoli XV e
XVI della storia siciliana. Più antico, dunque, il portale laterale, che
potrebbe risalire ad epoca svevo/aragonese (XIII-XIV sec. d.C.). Non è
impossibile, inoltre, supporre che l’attuale impianto della chiesa sia il
frutto di un ampliamento risalente al XVI secolo, che ne ha stravolto il
primitivo orientamento. Si potrebbe immaginare, infatti, come ingresso
principale il portale a sesto acuto della parete di mezzogiorno, ingresso
relazionabile ovviamente ad una chiesetta trecentesca ben più piccola
dell’attuale. Dell’interno si possono spendere,
purtroppo, solo poche parole. Fino alla metà del XX secolo si scorgeva una
linea divisoria centrale dell’unica navata, oggi scomparsa causa restauri.
Anche del soffitto non rimane nulla, giacchè totalmente rifatto (il solito
cordolo di cemento armato è letteralmente una violenza fisica, quasi uno
stupro, per una chiesa tanto antica). Dell’ampio arco ogivale che divide ancora
l’aula dal presbiterio oggi si evince solo la forma annegata dentro un intonaco
bianchiccio privo di consistenza. Purtroppo non è stato possibile
visionare gli affreschi della piccola abside, che
comunque a detta di precedenti studiosi, presentano un valore artistico alquanto
dubbio.
Bibliografia - Guida ai beni culturali dei comuni di Mascalucia, Tremestieri, S. Pietro Clarenza e Camporotondo Etneo, Distretto scolastico mnum. 18, Trecastagni, pp. 59-60; G. Paternò Castello, Emporium, vol. XX, settembre 1904, pp. 227-230; M. G. Sapienza Pesce, Mascalucia, vicende, monumenti, curiosità, pp. 55-57.
Testi e foto: Giuseppe Tropea
[1] G. Paternò Castello, Emporium, vol. XX, settembre 1904, pp. 227-230. |
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| Ultimo aggiornamento ( Tuesday 24 November 2009 ) | ||||||
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