Architettura
Architettura militare
Val Demone
Castello Matagrifone | Castello Matagrifone |
| Scritto da Giuseppe Tropea | |||
| Friday 03 November 2006 | |||
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Rapporti ambientali - Città di Messina, i resti della torre sorgono accanto alla chiesa del Cristo Re.
Descrizione storica – Dietro l’altisonante nome di “Castello
Matagrifone” si nasconde l’origine di una fortificazone attestata presso
Messina già intorno al 1061 d.C., anno, che decreta l’inizio della conquista
della Sicilia da parte dei Normanni. Amato di Montecassino racconta, infatti,
di Roberto il Guiscardo che munisce Messina di una “grant forteresce”. Venti anni dopo, nel 1081 d.C., Malaterra
ricorda le azioni di Ruggero I protese a rafforzare le difese dell’abitato
tramite la costruzione di un vero e proprio “castellum”. Le “Gesta Regis Henrici” narrano del famoso
sbarco a Messina, durante la terza crociata
(1190 d.C.), di Riccardo Cuori di Leone, il quale, secondo tradizione,
impartisce ordini al fine di edificare presso il paese il castello di “Mategrifon”.
Il toponimo, composto da due termini, significa “ammazza-griffoni”, nomignolo
quest’ultimo affibbiato dagli europei a greci e levantini. Quanto sia illegale
l’edificazione di questa struttura fortificata lo dimostrano gli avvenimenti
dell’anno successivo: Tancredi, infatti, si accorda con Riccardo, il quale,
poco prima di lasciare Messina, ordina di radere al suolo il castello. Sebbene
sia da ritenere improbabile che una città e un porto così importante per
l’isola rimanga del tutto sprovvista di fortificazioni, sappiamo della
probabile riedificazione del “Matagrifone” solo per volontà di Federico II nel
1240 (nei documenti si parla di un “castrum novum”). Questa nuova fortezza
passa in mano angioina e risulta demaniale nel 1272; all’indomani del Vespro il
complesso fortificato è l’ultimo baluardo all’interno del quale si
asserragliano i seguaci di Carlo I d’Angiò incalzati dalla popolazione di
Messina tutta in rivolta contro l’oppressore francese. L’esito è scontato, nel
1283 il “castrum novum” viene incendiato
dalla gente vittoriosa. L’edificio, sebbene danneggiato, sopravvive, poichè
intorno agli ultimi anni del XIII sec. diventa dimora della regina Costanza. Nel 1460 tutte le fortificazioni di Messina
decadono, compreso Matagrifone. Alla fine del XV sec. iniziano i primi
interventi rivolti all’ampliamento della fortezza secondo volontà di Ferdinando
il Cattolico, del quale rimane una iscrizione presso l’attuale torre
superstite. Risulta decisivo il XVI sec., durante il quale si registrano per la
fortezza i mutamenti e gli ampliamenti più evidenti. Nel 1516 un’esplosione
danneggia parte delle strutture dell’edificio; nel 1540 il Ferramolino rinforza
le linee difensive del castello. Evidentemente a quest’epoca risale
l’edificazione della cortina muraria esterna, oggi riconoscibile solo in parte,
che all’epoca dovette rendere la piazzaforte in maniera del tutto consimile
alle attuali fortificazioni di Milazzo. Nonè dato sapere della qualità di
questi ampliamenti, sebbene una relazione del 1574 denunzi l’inabilità del castello
come presidio militare. Nei secoli successivi il “castrum
novum” con i bastioni cinquecenteschi è protagonista o vittima delle continue
rivolte della città: nel 1674 Messina si ribella agli spagnoli; nel 1718 e 1734
il forte subisce cannoneggiamenti a causa delle ribellioni. Nel 1759, forse per la decadenza
delle strutture, il castello è convertito parzialmente in convento degli
Agostiniani scalzi; nel 1838 delle strutture fortificate si fa il solito
carcere; nel 1848 i messinesi, in rivolta contro i Borboni, assediano e
danneggiano quel che rimane del castello.
Descrizione topografica e architettonica – Il complesso castrale,
in posizione assolutamente strategica, sorge su di una collina alta m. 60
s.l.m., dominando sia la città che il porto, compreso lo stretto. D’altronde
l’immediato entroterra di Messina è del tutto montuoso, offrendo così poco
spazio per lo sviluppo urbano, ma anche tanti rilievi adatti per edificare
strutture difensive (come avverrà dopo l’unità d’Italia con i famosi “forti
albertini”). E’ possibile solo intuire la
reale forma del “castrum novum” federiciano. Secondo l’iconografia prodotta dal
XV al XIX sec. il nucleo originario del Matagrifone doveva comporsi di un
dongione quadrangolare, inglobato in un corpo a corte, i cui angoli
sudorientale e nordoccidentale dovevano essere rinforzati da due torri
poligonali. Come è stato già detto, alla fine del XV sec. si aggiunse una
cortina muraria più bassa rinforzata da torri circolari e circondante il nucleo
castrale su tre lati. Nel XVI sec., per opera del Ferramolino, si edificò un
doppio ordine di bastioni, che rinforzò e probabilmente isolò definitivamente
il colle. Ai giorni nostri rimane ben poco degli antichi sistemi di difesa: fra
le porzioni di fortificazione più antiche (federiciane ?) vi sono un tratto del
lato est del complesso e una sola torre
poligonale, edificata in blocchi calcarei squadrati, caratterizzata da numerose
saettiere e recante un’iscrizione monca, relativa a Ferdinando il Cattolico e datata
al 1496. L’edificio turrito è oggi utilizzato come basamento per il traliccio
campanario della chiesa del Cristo Re, la quale poggia letteralmente sui resti
del nucleo più antico del castello. Delle bastionature cinquecentesche
rimangono numerosi ruderi, per la maggior parte nascosti, obliterati o,
addirittura, trasformati in edifici residenziali. È curioso notare come la
disposizione delle abitazioni civili sia il risultato di un adattamento progressivo alla topografia
disegnata dal colle e dalla cinta muraria del XVI sec. nel momento in cui
quest’ultima ha perso le sue funzioni strettamente difensive. Ciò sarebbe
avvenuto soprattutto in seguito alla ricostruzione dopo il terremoto del 1908,
cataclisma i cui effetti sul Matagrifone saranno stati certamente devastanti,
sebbene poco documentati. Sotto il viale principe Umberto trova inoltre posto
una porta ad arco bugnato, forse l’antico ingresso della fortezza risultato
delle trasformazioni cinquecentesche.
Bibliografia – Ampia la bibliografia di riferimento. G. Agnello, L’architettura civile e religiosa in Sicilia in età Sveva, 1961, pp. 375-383; V. Amico, Dizionario topografico della Sicilia, 1855, I, p. 551, II, p. 82; AA.VV., Messina e dintorni, 1902, p. 340; AA. VV., Messina, impronte del passato, 1979, pp. 24-25; Buonfiglio Costanzo, Messina, città nobilissima, 1606, p. 13-14; G. Di Giovanni, Su i castelli di Sicilia custodita per la Regia Curia nel 1272, in “Archivio Storico Siciliano”, V, 1881, pp. 428-432; I. Dufour, Atlante storico della Sicilia. Le città costiere nella cartografia manoscritta 1500-1823, Palermo-Siracusa-Venezia, 1992, pp. 184-185, 191; T. Fazello, De Rebus Siculis decadae duae, 1558, III, pp. 209, 228; G. Formenti, Descrizione dell’isola di Sicilia e delle sue coste, 1991, pp. 34, 58; G. Ganci Battaglia, G. Vaccaro, Aquile sulle rocce (castelli di Sicilia), 1968, p. 189; M. Giuffrè, Castelli e luoghi forti di Sicilia XII-XVII secolo, 1980, pp. 26-27, 49-55; A. Ioli Gigante, Messina, 1980; G. La Farina, Messina e i suoi monumenti, 1840, p. 124; F. Maurici, Castelli medievali di Sicilia. Dai bizantini ai normanni, 1992, pp. 91-92, 318; F. Maurici, Federico II e la Sicilia. I castelli dell’imperatore, 1997, pp. 160-165; S. Mazzarella Zanca, Il libro delle torri. Le torri costiere di Sicilia nei secoli XVI-XX, 1985, p. 316; F. Negro, C. M. Ventimiglia, Atlante di città e fortezze del regno di Sicilia 1640, 1992, ff. 47-51; D. Puzzolo Sigillo, Da chi quando e perché fu costruita la fortezza Mata Grifone?, in “Archivio Storico Messinese”, XXV, 1927, pp. 177-234; R. Santoro, La Sicilia dei castelli, la difesa dell’Isola dal VI al XVIII secolo, storia e architettura, 1985, pp. 56-57, 117; Sisci, Chillemi, Lo Curzio, Messina. Fortificazioni e asenali, strutture storiche e realtà urbana, 1990, pp. 58-59, 66-67, 102-106.
Testi e foto: Giuseppe Tropea |
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| Ultimo aggiornamento ( Tuesday 24 November 2009 ) | |||
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