Paesaggio - il monastero sorge su di un piccolo
promontorio proprio a ridosso della sponda settentrionale della fiumara di Agrò,
nel territorio comunale di Casalvecchio Siculo.
Descrizione storica - Del monastero si ipotizza l'esistenza di un originario nucleo bizantino probabilmente sopravvissuto alla
dominazione araba. Al 1116 risale un atto di Ruggero II, nel quale si apprende
di una donazione di possedimenti, comprendenti anche il borgo feudale di Forza
d'Agrò, al monaco basiliano Gerasimo, che manifesta l'intenzione di
erigere o portare a compimento la fabbrica di un monastero nel luogo, presso il quale alcuni monaci
trovano posto ipoteticamente già dal 1114. E' possibile credere che intorno al 1116 venga eretto un edificio sacro, forse nei pressi o inglobando
strutture di epoche precedenti in rovina. Un documento del 1117 d.C. concede una esenzione sui traffici commerciali
inerenti il monastero presso il porto di Messina; nel 1131 un altro documento
regio lega il monastero all'archimandritato del SS. Salvatore di Messina; nel
1133 il SS. Pietro e Paolo dipende sempre dall'archimandritato di Messina, ma è
autodesposta. Nel 1172, come ricorda l'iscrizione presente sul'arco dell'ingresso principale, un abate, tale Teosterico, intraprende la ricostruzione della chiesa
sotto la direzione dell'architetto "Girardo il franco". Non si comprende con
facilità il motivo di questa ricostruzione. Forse un cedimento strutturale o un evento naturale, come il terremoto del 1169
con epicentro nei pressi di Piedimonte Etneo (non lontanissimo), risultava tanto devastante, da rendere necessari pesanti interventi di restauro. In
effetti ancora oggi si avverte una differenza stilistica tra il lato
settentrionale dell'edificio sacro e quello meridionale. Nel 1328 si registra la
presenza di sette monaci, che aumentano a dieci nel 1336. Nel 1446 l'abbazia
dei SS. Pietro e Paolo di Agrò è commendataria. Nel 1449 è abate
un certo Bessarione, che ha diritto di voto nel parlamento siciliano.
Architettura e topografia - Quanto rimane
del monastero è un corpo di fabbrica allungato, con pianta rettangolare (m.
18,41 lato settentrionale, 18,52 lato meridionale, m. 11,24 prospetto
principale) leggermente irregolare. L'ingresso, nonché il prospetto principale
si trovano rigorosamente a occidente, mentre verso oriente trovano posto le tre
absidi, la centrale all'esterno con forma poligonale, le due laterali più
piccole e all'esterno di forma semicircolare. Quello che stupisce del corpo di
fabbrica è l'immane decorazione esterna, che sbigottisce l'occhio, la mente e
l'anima. Ogni singolo laterizio, nella sua colorazione rossa, è posto con
sapiente calcolo decorativo, nel preciso scopo di rendere teorie geometriche
dall'armonia quasi esasperata. Ai laterizi si aggiunge un'altra decorazione
formata da archi esterni a tutto sesto, i quali incrociandosi fra di loro
formano una teoria di archi a sesto acuto. Sottili paraste completano
questa sontuosa decorazione, contribuendo a slanciare verso l'alto un edificio
che sembra realmente rappresentare una nave, che imbarca anime da condurre verso
il cielo. Onnipresente è anche la tricromia, nero, rosso e bianco (laterizi,
pietra lavica e pietra calcarea, forse marmo di Taormina). L'edificio gode anche
di un coronamento merlato, nonché della presenza di due cupole: la centrale, più
grande, su tamburo circolare; quella posta a coronamento dell'abside circolare
più piccola e su tamburo ottagono. Un tempo altre due piccole cupole
sormontavano, ai lati, il prospetto principale. Oggi, causa calamità naturale,
sono purtroppo scomparse, lasciando monco il lato occidentale, nonostante tutto
ancora magnifico nella sua sontuosità. L'ingresso principale (con volta ad
ogiva) è preceduto da un piccolo portico e, anche qui, la teoria di decorazioni
raggiunge un virtuosismo quasi esasperato. Sopra l'ingresso giace la famosa
iscrizione che attesta la tanto discussa riedificazione del 1172 (oggi, dopo
un'opera di restauro, sapientemente rubricata).
Si giunge finalmente
all'interno dell'edificio sacro.
L'ambiente interno è oggi spoglio. Nessuna
appariscente decorazione, nessun affresco, nessuna scultura. Non sappiamo se
quasi mille anni fa l'austerità dell'interno fosse simile a quella che si
presenta ai giorni nostri. Difficile credere, comunque, che non vi fossero
affreschi. Si osservano tre navate: quella centrale corrisponde esattamente
all'abside centrale, che all'interno è semicircolare e caratterizzata da una
monofora a doppio strombo; le due navate laterali, a loro volta, corrispondono
alle due absidi laterali. Inoltre le citate tre navate si ricavano attraverso la
divisione di due colonne e un pilastro per ciascuno dei due lati. La copertura è
con volta ad ogiva e i tamburi delle due cupole poggiano su di un complesso
sistema di cuffie e vele, le quali viste dal basso danno l'impressione di un
fiore che dispiega i petali verso l'alto. Si tratta di un elemento decorativo
unico, che accentua quella sensazione di essere condotti verso l'alto, la quale
colpisce subito il visitatore non appena giunge alla vista dell'intero complesso sacro. La lunga parete settentrionale possiede un ingresso laterale di
piccole dimensioni e strombato verso l'interno; la parete meridionale presenta
un ingresso più ampio, privo di strombatura e caratterizzato da una volta
scandita dalla consueta policromia. Come già ricordato, vi sono evidenti differenze, all'esterno, tra la porzione
meridionale e quella settentrionale della costruzione sacra. Questo potrebbe
essere il risultato della riedificazione datata al 1172, per quanto non esistano
sulla questione ancora studi approfonditi, che possano gettare luce sulla
problematica. Infine è necessario osservare che a sud vi è un notevole abbassamento del piano di
calpestio, tanto che l'ingresso meridionale non risulta più in quota con il terreno.
Bibliografia - Basile F., Chiese siciliane del periodo
normanno, Roma 1938; Basile F., Nuove ricerche sull'architettura del periodo
normanno in Sicilia, Messina 1954; Bottari S., Chiese basiliane della Sicilia e
della Calabria, Messina - Firenze 1939; Bottari S., Note sul tempio normanno dei
SS. Pietro e Paolo di Agrò, in A. S. M., anno 1925-25; Calandra E., Breve storia
dell'architettura in Sicilia, Bari 1939; Cutrera A., La chiese dei SS. Pietro e
Paolo di Agrò, in << L'Arte >>, 1927; Di Stefano G., Monumenti della
Sicilia normanna, Palermo 1955; Freshfield E. H., Cellae trichorae and other
Christian antiquities, Londra 1913-18; Pirri R., Sicilia Sacra, Palermo 1733;
Scaduto M., Il monachesimo basiliano nella Sicilia e nella Calabria, Roma 1947;
Salinas A., Nota sulla iscrizione greca del monastero dei SS. Pietro e Paolo di
Agrò, in << Notizie Scavi…>>, marzo 1885; Tocco E., La Sicilia in
pericolo, un patrimonio d'arte e cultura da salvare, Milano 1988
Foto e
Testi - Giuseppe Tropea