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SS. Pietro e Paolo di Agrò
Scritto da Giuseppe Tropea   
Tuesday 11 July 2006
 
(Casalvecchio Siculo, prov. Messina)
 
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Paesaggio - il monastero sorge su di un piccolo promontorio proprio a ridosso della sponda settentrionale della fiumara di Agrò, nel territorio comunale di Casalvecchio Siculo.

 

Descrizione storica -  Del monastero si ipotizza l'esistenza di un originario nucleo bizantino probabilmente sopravvissuto alla dominazione araba. Al 1116 risale un atto di Ruggero II, nel quale si apprende di una donazione di possedimenti, comprendenti anche il borgo feudale di Forza d'Agrò, al monaco basiliano Gerasimo, che manifesta l'intenzione di erigere o portare a compimento la fabbrica di un monastero nel luogo, presso il quale alcuni monaci trovano posto ipoteticamente già dal 1114. E' possibile credere che intorno al 1116 venga eretto un edificio sacro, forse nei pressi o inglobando strutture di epoche precedenti in rovina.   Un documento del 1117 d.C. concede una esenzione sui traffici commerciali inerenti il monastero presso il porto di Messina; nel 1131 un altro documento regio lega il monastero all'archimandritato del SS. Salvatore di Messina; nel 1133 il SS. Pietro e Paolo dipende sempre dall'archimandritato di Messina, ma è autodesposta. Nel 1172, come ricorda l'iscrizione presente sul'arco dell'ingresso principale, un abate, tale Teosterico, intraprende la ricostruzione della chiesa sotto la direzione dell'architetto "Girardo il franco". Non si comprende con facilità il motivo di questa ricostruzione. Forse un cedimento strutturale o un evento naturale, come il terremoto del 1169 con epicentro nei pressi di Piedimonte Etneo (non lontanissimo), risultava tanto devastante,  da rendere necessari pesanti interventi di restauro. In effetti ancora oggi si avverte una differenza stilistica tra il lato settentrionale dell'edificio sacro e quello meridionale. Nel 1328 si registra la presenza di sette monaci,  che aumentano a dieci nel 1336. Nel 1446 l'abbazia dei SS. Pietro e Paolo di Agrò è commendataria. Nel 1449 è abate un certo Bessarione, che ha diritto di voto nel parlamento siciliano.

 


Architettura e topografia - Quanto rimane del monastero è un corpo di fabbrica allungato, con pianta rettangolare (m. 18,41 lato settentrionale, 18,52 lato meridionale, m. 11,24 prospetto principale) leggermente irregolare. L'ingresso, nonché il prospetto principale si trovano rigorosamente a occidente, mentre verso oriente trovano posto le tre absidi, la centrale all'esterno con forma poligonale, le due laterali più piccole e all'esterno di forma semicircolare. Quello che stupisce del corpo di fabbrica è l'immane decorazione esterna, che sbigottisce l'occhio, la mente e l'anima. Ogni singolo laterizio, nella sua colorazione rossa, è posto con sapiente calcolo decorativo, nel preciso scopo di rendere teorie geometriche dall'armonia quasi esasperata. Ai laterizi si aggiunge un'altra decorazione formata da archi esterni a tutto sesto, i quali incrociandosi fra di loro formano una teoria di archi a sesto acuto. Sottili  paraste completano questa sontuosa decorazione, contribuendo a slanciare verso l'alto un edificio che sembra realmente rappresentare una nave, che imbarca anime da condurre verso il cielo. Onnipresente è anche la tricromia, nero, rosso e bianco (laterizi, pietra lavica e pietra calcarea, forse marmo di Taormina). L'edificio gode anche di un coronamento merlato, nonché della presenza di due cupole: la centrale, più grande, su tamburo circolare; quella posta a coronamento dell'abside circolare più piccola e su tamburo ottagono. Un tempo altre due piccole cupole sormontavano, ai lati, il prospetto principale. Oggi, causa calamità naturale, sono purtroppo scomparse, lasciando monco il lato occidentale, nonostante tutto ancora magnifico nella sua sontuosità. L'ingresso principale (con volta ad ogiva) è preceduto da un piccolo portico e, anche qui, la teoria di decorazioni raggiunge un virtuosismo quasi esasperato. Sopra l'ingresso giace la famosa iscrizione che attesta la tanto discussa riedificazione del 1172 (oggi, dopo un'opera di restauro, sapientemente rubricata). Si giunge finalmente all'interno dell'edificio sacro. L'ambiente interno è oggi spoglio. Nessuna appariscente decorazione, nessun affresco, nessuna scultura. Non sappiamo se quasi mille anni fa l'austerità dell'interno fosse simile a quella che si presenta ai giorni nostri. Difficile credere, comunque, che non vi fossero affreschi. Si osservano tre navate: quella centrale corrisponde esattamente all'abside centrale, che all'interno è semicircolare e caratterizzata da una monofora a doppio strombo; le due navate laterali, a loro volta, corrispondono alle due absidi laterali. Inoltre le citate tre navate si ricavano attraverso la divisione di due colonne e un pilastro per ciascuno dei due lati. La copertura è con volta ad ogiva e i tamburi delle due cupole poggiano su di un complesso sistema di cuffie e vele, le quali viste dal basso danno l'impressione di un fiore che dispiega i petali verso l'alto. Si tratta di un elemento decorativo unico, che accentua quella sensazione di essere condotti verso l'alto, la quale colpisce subito il visitatore non appena giunge alla vista dell'intero complesso sacro. La lunga parete settentrionale possiede un ingresso laterale di piccole dimensioni e strombato verso l'interno; la parete meridionale presenta un ingresso più ampio, privo di strombatura e caratterizzato da una volta scandita dalla consueta policromia. Come già ricordato,  vi sono evidenti differenze, all'esterno, tra la porzione meridionale e quella settentrionale della costruzione sacra. Questo potrebbe essere il risultato della riedificazione datata al 1172, per quanto non esistano sulla questione ancora studi approfonditi, che possano gettare luce sulla problematica. Infine è necessario osservare che a sud vi è un notevole abbassamento del piano di calpestio, tanto che l'ingresso meridionale non risulta più in quota con il terreno. 

 

Bibliografia - Basile F., Chiese siciliane del periodo normanno, Roma 1938; Basile F., Nuove ricerche sull'architettura del periodo normanno in Sicilia, Messina 1954; Bottari S., Chiese basiliane della Sicilia e della Calabria, Messina - Firenze 1939; Bottari S., Note sul tempio normanno dei SS. Pietro e Paolo di Agrò, in A. S. M., anno 1925-25; Calandra E., Breve storia dell'architettura in Sicilia, Bari 1939; Cutrera A., La chiese dei SS. Pietro e Paolo di Agrò, in << L'Arte >>, 1927; Di Stefano G., Monumenti della Sicilia normanna, Palermo 1955; Freshfield E. H., Cellae trichorae and other Christian antiquities, Londra 1913-18; Pirri R., Sicilia Sacra, Palermo 1733; Scaduto M., Il monachesimo basiliano nella Sicilia e nella Calabria, Roma 1947; Salinas A., Nota sulla iscrizione greca del monastero dei SS. Pietro e Paolo di Agrò, in << Notizie Scavi…>>, marzo 1885; Tocco E., La Sicilia in pericolo, un patrimonio d'arte e cultura da salvare, Milano 1988

 

Foto e Testi -  Giuseppe Tropea

Ultimo aggiornamento ( Wednesday 05 August 2009 )
 
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