Home arrow Bibliografia arrow Storia e letteratura arrow Storia arrow Codex messanensis graecus 105
Codex messanensis graecus 105
Scritto da Giuseppe Tropea   
Sunday 12 July 2009

Fra i ritrovamenti degli ultimi duecento anni, per la storia di Sicilia un posto di primo piano merita il codice Messanensis gr. 105, fonte storica di primaria importanza per la ricostruzione della vita dei monasteri basiliani sull'isola intorno alla prima metà del XIV sec. d.C.1
Il codice è costituito da 113 fogli ed ha dimensioni pari a mm. 290x220. Questa fonte è pervenuta comunque mutila di un numero non quantificabile di fogli, sia al principio, nel corso e alla fine del volume stesso2. Queste perdite risultano anteriori alla definitiva rilegatura del codice. La scrittura del documento è interamente in greco minuscolo corsivo non calligrafico, con frequenti abbreviazioni, mutilazioni e sigle che limitano spesso l'esatta lezione del testo. A ciò bisogna anche aggiungere una punteggiatura inesistente o arbitraria e linee di scrittura sovente irregolari. Per tale ragione non risulta spesso agevole interpretare il testo e carpirne completamente il significato.
Il manoscritto ha una storia piuttosto oscura, almeno fino alle soglie dell'epoca moderna. Si ritiene che sia stato sempre serbato presso la biblioteca del monastero del S. Salvatore "in lingua Phari"3. Inoltre le condizioni pre-restauro dimostravano un lungo periodo di abbandono e trascuratezza. Solo nel 1862 lo scritto passò dalla biblioteca del S. Salvatore alla R. Biblioteca Universitaria di Messina. Finalmente l'8 giugno 1932 si decise per un restauro presso la Badia di Grottaferrata, ove rimase poco meno di un anno, essendo restituito il 26 aprile 1933. Vi è da sottolineare che, nonostante la sua importanza, il manoscritto risultò sconosciuto alla maggior parte degli studiosi siciliani, fra i quali il Pirri e il Lancia di Brolo, solo alla fine del XIX sec. e agli inizi del XX cominciò ad essere citato, sebbene con poco interesse4.
Il contenuto dell'opera è relativo ad un insieme di processi verbali delle visite di ispezione effettuate tra il  20 gennaio 1328 e il 17 giugno 1336. Tali ispezioni vennero eseguite per volontà dell'archimandrita del S. Salvatore di Messina, il monaco Nifone5, e furono indirizzate verso alcuni fra i principali monasteri basiliani dell'isola. I verbali compilati sono in tutto 61 divisi: nove per il 1328, dieci per il 1329, dieci per il 1330, nove per il 1332, undici per il 1334, dodici per il 1336. Non tutti vennero redatti dalla stessa mano: 29 recano la firma del monaco Giovanni, 32 la firma Barnaba.
I monasteri oggetto di interesse e indagine sono undici: S. Gregorio di Gypso, S. Salvatore di Bordonaro, S. Filippo di Macra, SS. Ap. P. e P. di Itala, SS. Ap. P. e P. di Agrò, S. Salvatore della Placa, S. Filippo di Demenna, S. Angelo di Brolo, Deipara di Gala, S. Elia di Ambulo (Avola), S. Nicandro di Messina.
Gli atti delle visite risultano compilati secondo uno schema prefissato, attraverso formule identiche e con uno stile che si potrebbe definire curiale, tipico della cancelleria. Per ogni singola visita si possono osservare sette parti, scandite da una lettera dell'alfabeto greco. Ad ogni parte corrisponde un contenuto ben preciso. Alla lettera alfa si hanno le indicazioni cronologiche relative alla visita; alla lettera beta fa riferimento la dichiarazione del motivo della visita; la parte scandita dalla lettera gamma è fra le più importanti, poichè essa contiene le domande rivolte dall'archimandrita all' higumenos , vertenti su argomenti relativi alla regolarit
à delle funzioni liturgiche, alla disciplina dei fratelli, alle condizioni del vitto e del vestiario, allo stato degli edifici e degli arredi sacri, alla consistenza del patrimonio.
Alle lettere delta ed epsilon trovano posto formule di controllo volte ad accertare la veridicità delle affermazioni dell'higumenos. Alla zeta si osservano gli ordini e le decisioni dell'archimandrita secondo le condizioni di ogni singolo monastero. Con la lettera eta si conclude l'indagine con sigillo e, a volte, nuova determinazione cronologica.
Dalla descrizione si capisce facilmente come le parti più interessanti di ogni singola visita siano quelle scandite dalle lettere gamma e zeta,  poiché in esse sono contenuti importanti dati relativi alle condizioni di ogni singolo monastero. Condizioni che non fanno capo solamente alla consistenza strutturale dei singoli edifici, ma anche sulla vita che i monaci conducevano all'interno dei monasteri stessi. Ad esempio si apprende
che in quel dato periodo la popolazione complessiva di un metokio variava da un massimo di 13 a un minimo di 5 monaci. Prima preoccupazione dell'archimandrita era informarsi sulle funzioni liturgiche, cioè se la messa veniva celebrata con pane e vino puri, se in chiesa vi erano accese lampade perpetue, ecc.
L'indagine prosegu
iva anche in relazione al rispetto della disciplina monacale e della regola di S. Basilio. Queste raccomandazioni non dovevano essere affatto superflue, visto la decadenza dei costumi che aveva colpito buona parte degli istituti monastici nel XIV sec. Una parte ancor più interessante risulta essere quella in cui l'higumenos del monastero rispondeva alle domande fattegli, chiarendo così sulla situazione patrimoniale. Egli dichiarava nei particolari le rendite patrimoniali, per lo più di tipo fondiario. Proventi arrivavano anche dall'attività dei monaci, quale la produzione di vino e la relativa vendita; si annoverava anche l'attività dei mulini ad acqua, dei frantoi, la produzione dell'olio, di cereali, di legname e non ultimo l'allevamento di bestiame e la pastorizia. Anche le decime fornivano una certa rendita e un monastero possedeva anche due schiavi di colore.
Anche la sezione relativa ai debiti e ai crediti è di importanza fondamentale, poichè si tratta dell'unica fonte che permette di studiare da vicino la situazione economica non solo del monachesimo basiliano sull'isola, ma anche l'economia della Sicilia stessa nel XIV sec.,
avendo così la possibilità di osservare l'andamento dei prezzi e il relativo valore e capacità d'acquisto della moneta.
Il testo possiede, invece, scarsi riferimenti alle vicende storiche del tempo. Si trova qualche accenno alla guerra che causa difficoltà economiche, un'altra volta si fa riferimento all'assenza di alcuni fratelli inviati in missione presso Costantinopoli.
Il calcolo cronologico delle visite viene riportato sia attraverso l'uso bizantino, calcolato dalla creazione del mondo; sia attraverso l'uso tipicamente occidentale, cioè calcolato secondo la Natività, dal 25 dicembre; infine si trova anche l'indizione e il calcolo dell'anno secondo il pontefice
romano regnante.
E' lecito chiedersi che monaci, agli inizi del XIV secolo d.C., trovassero posto all'interno di questi monasteri grec
o siculi. I nomi, tutti legati al calendario greco-orientale, parrebbero tradire un'origine legata proprio all'elemento greco mediterraneo, forse ancora presente sull'isola. Rimangono invece sconosciuti il retaggio sociale e gli effettivi luoghi di origine.
Questa importantissima fonte purtroppo rimane in silenzio riguardo alle condizioni culturali dei cenobi. Non vi sono, infatti, accenni a manoscritti, ad opere letterarie, alle biblioteche. Si deduce solo la presenza dello stretto necessario, come una copia dei Vangeli e della regola di S. Basilio. Questo silenzio è indice chiaro di una decadenza inarrestabile. L'antica funzione di osmosi, che queste enclave culturali greche in Occidente avevano svolto durante il regno normanno, è, nel XIV sec., del tutto sparita.Testimonianza di questa decadenza è il greco utilizzato per la compilazione del codice, sebbene sia inesatto definire le imperfezioni linguistiche del testo come errori. Questa fonte, infatti, testimonia le forme e i costrutti di una lingua greca così come era parlata in Sicilia in quel tempo, dimostrando una transizione verso il neogreco.
Il codice è di grande interesse linguistico, oltre che storico. In esso trovano posto parole nuove per la grecità del medioevo, parole proprie del greco calabro-siculo. Compaiono anche elementi che saranno documentati solo molto più tardi nella lingua neo-greca, mostrando come il greco medievale in Italia abbia seguito un'evoluzione autonoma, sebbene parallela al greco della madrepatria.
In conclusione, il codex messanensis gr. 105 è una fonte dalla quale non si può prescindere per lo studio della Sicilia medievale nel XIV sec. L'edizione critica del 1937 è solo un'opera che aiuta alla lettura di una fonte che meriterebbe ulteriori approfondimenti, uniti alle indagini sul campo e agli studi architettonici dei monumenti basiliani sopravvissuti fino ai giorni nostri.

1La migliore edizione legata al manoscritto è di R. Cantarella, Codex messanensis graecus 105, Regia Deputazione di Storia Patria per la Sicilia, Palermo 1937. In generale, G. Mercati, Per la storia dei manoscritti greci di Genova, di varie badie basiliane d'Italia e di Patmo, Città del Vaticano 1935, pp. 44-53.

2Riguardo a due dei fogli scomparsi, vedasi: Mancini, Codices graeci monasterii Messanensis S. Salvatoris (Atti della Regia Accademia Peloritana 22, fasc. 2 1907, pp. XII 263, p. 169.

3Sull'archivio del SS. Salvatore, P. Batiffol, L'archive du Saint Sauveur de Messine d'apres un registre inedit, in Revue de questions historiques, 42 1887 p. 555-567; R. Starrabba, Di un codice vaticano contenente i privilegi dell'archimandritato di Messina, in Archivio Storico Siciliano, 1887, p. 465 e seg.

4Korolewskij, Basiliens italo grecs et espagnols, in Dictionarie d'hist. Et de geogr. Eccles., VI Paris 1932, coll. 1234.

5Si tratta di Nimphus o Niphon, XX archimandrita del Ss Salvatore di Messina.

Ultimo aggiornamento ( Saturday 29 August 2009 )
 
Pros. >