Medioevosicilia
Monastero di S. Maria di Mili
Scritto da Giuseppe Tropea   
Saturday 28 November 2009
Rapporti ambientali: il complesso monastico di S. Maria di Mili sorge poco a est dell'abitato di Mili, pochi chilometri a sud - ovest di Messina.

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Descrizione storica: monastero e chiesa di S. Maria di Mili si ritengono fondate intorno al 1092 secondo la volontà del conte Ruggero d'Altavilla. Le notizie più importanti riguardanti il monastero giungono per mezzo dell'atto di fondazione, nel quale il sovrano afferma esplicitamente di aver fatto edificare il complesso sacro. Il documento si è conservato fino ai giorni nostri grazie ad una trascrizione avvenuta nel 1499 dal  greco al latino, secondo interessamento di Costantino Lascaris. La trascrizione sembra comunque un falso, poichè nel testo si fa menzione al conte Ruggero in qualità di Re, titolo ottenuto solo dal figlio secondogenito alcuni decenni dopo la morte del padre. Primo abate di S. Maria di Mili fu un tale Michele. Dalla documentazione di epoca successiva si apprendono notizie interessanti sia riguardo agli abati successori, sia in relazione alla situazione economica del monastero, sempre in crisi dalla seconda metà del XIII sec., sia in relazione al coinvolgimento politico del complesso sacro nelle lotte  intestine tra potere baronale e corona siciliana. Sotto Federico II, ad esempio, si registra già un tentativo di alienazione di beni del monastero, prontamente arginato dall'allora abate Ambrosio. 
Così come suggeriscono anche gli indizi architettonici, la chiesa alla metà del '500 venne ampliata, attraverso l'allungamento dell'aula. Di questo pesante rifacimento pare rimanga traccia in una trave del soffitto, recante la data del 1511.

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Descrizione architettonica e topografica: Il complesso sacro di S. Maria di Mili fa capo ad un complesso monastico solo in parte ruderizzato. all'interno del quale si trova una piccola chiesa di epoca chiaramente medievale. Le dimensioni dell'edificio sacro sono modeste. L'interno è costituito da un'unica navata terminante ad est in tre arcate leggermente acute, che delimitano un ridotto presbiterio. L'arcata centrale svolge funzione di arco di trionfo e si imposta su robusti pilastri. Le due arcate laterali, invece, sono corte e strette e ai lati esterni poggino sui muri delle rispettive fiancate della chiesa. Il presbiterio si conclude con tre absidi, solo quella centrale sporgente verso l'esterno in tutto il profilo semicircolare. Le due absidi laterali rimangono inserite all'interno dello spessore murario, soluzione questa comune al mondo bizantino e ad altre chiese siciliane, come la chiesetta della Zisa, S. Giovanni degli Eremiti, S. Domenica di Castiglione. Elemento caratteristico della chiesa è il collegamento dell'arco di trionfo con l'abside centrale, ottenuto per mezzo di arconi. Presbiterio e transetto risultano divisi in tre parti, ciascuna delle quali sormontata da una cupola, poggiante su tamburo ottagonale. All'esterno, l'emiciclo dell'abside è decorato da archetti pensili e appaiati, dai quali si generano paraste. L'elemento è tipico della decorazione romanica, ma parrebbe eccezionale nei monumenti siciliani. Questo tipo di decorazione si ripete anche lungo le fiancate settentrionali e meridionali, nella parte alta della muratura. Qui infatti si possono osservare archi in mattoni che si sovrappongono agli archi delle finestre, alternantisi con finestre cieche. Si tratta di motivi decorativi ad arco "sopracciliare" che presso S. Maria di Mili è ulteriormente impreziosito dalla conformazione a testa di chiodo degli archi stessi. Si tratta di un sistema costruttivo conosciuto alle maestranze romane e non ignoto alla Sicilia dell'alto medioevo, come testimonia il S. Salvatore di Rometta. Alla parte inferiore delle fiancate appartiene un'altra teoria decorativa, composta da archi a tutto sesto che si incrociano a formare archi a sesto acuto, sorretti da paraste, così come è possibile osservare presso i monasteri di Itala e Agrò. Purtroppo la decorazione della parete esterna meridionale pare sia stata rimaneggiata da restauri, mentre quella nord è stata quasi del tutto rovinata dall'aggiunta di un tetto, sebbene i resti facciano pensare ad una diversa concezione degli archi incrociantisi. In questo caso, infatti, il motivo decorativo è stato ottenuto facendo sormontare corde di archi ribassati su due vertici consecutivi di archi appena acuti, arieggiando così l'incrocio di archi leggermente trilobati

Bibliografia: S. Bottari, Chiese Basiliane della Sicilia e della Calabria, Messina 1939, pp. pp. 13 e seg.; G. Galassi, L'architettura protoromanica nell'Esarcato, Ravenna 1928, p. 74; R. Pirro, Sicilia Sacra, tomo 2, pag. 1025.
Ultimo aggiornamento ( Friday 04 December 2009 )
 
Castiglione, Cuba di S. Domenica
Scritto da Giuseppe Tropea   
Thursday 26 November 2009
Rapporti ambientali - L'edificio sorge lungo la valle dell'Alcantara, non lontano dalla rocca di Castiglione, in una pianura coltivata ad alberi da frutto e vigneti.
 
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Descrizione storica - nonostante sia sopravvissuta fino ad epoca contemporanea, le fonti storiche non parlano della chiesa di S. Domenica in Castiglione. Nelle stesse zone in cui sorge l'edificio, alcuni documenti parlano della presenza del monastero del S. Salvatore della Placa, riedificato per volontà dell'abate Chremes e per diretta intercessione del conte Ruggero, così come ricorda un atto del 1093 d.C. In questo documento, nonostante il controllo esercitato su alcuni territori limitrofi a Castiglione da parte del monastero, non risulta citata la chiesa di S. Domenica, elemento attraverso il quale alcuni studiosi hanno ritenuto la piccola chiesa edificata durante il regno normanno. Né è possibile identificare l'edificio sacro dell'Alcantara con il monastero della Placa ormai individuato con certezza su un dado marnoso ben più a nord, nel crocevia di le strade che conducono a Francavilla e Novara di Sicilia. 
Anche le peculiarità architettoniche non sono utili a definire una cronologia precisa. La presenza di due absidiole, a sostituzione delle absidi laterali, permette alcuni confronti tipologici con le chiese siciliane del castello di Maredolce e, più antica, S. Maria di Mili presso Messina, edificata agli inizi del regno del Conte Ruggero. Nel mondo bizantino simili soluzioni architettoniche trovano esempio presso la piccola cappella di S. Thecla a Costantinopoli, edificata durante il regno di Isacco Comneno, tra il 1057 e il 1059 d.C. Sulla base di questi labili punti di riferimento temporali si potrebbe pensare ad una edificazione della chiesa avvenuta gli inizi della conquista normanna della Sicilia. Freshfield, promulgatore dell'ipotesi, immagina costruttori  gli architetti levantini giunti in Sicilia con i Normanni dopo il 1061 d.C. E' possibile comunque che la chiesa di S. Domenica sia stata costruita circa un trentennio prima, sotto la dominazione araba e, forse, contestualmente al tentativo di riconquista operato dai bizantini tra il 1038 e il 1042 sotto il comando di Giorgio Maniace. L'ipotesi, certamente suggestiva, potrebbe avere un fondamento di realtà poichè la valle dell'Alcantara fu per il Maniace un terreno di battaglia tanto aspro e conteso, da lasciare memoria stabile nell'attuale abitato di Maniace, non lontano da Bronte. L'opera di riconquista bizantina prevedeva ovviamente anche un riassetto religioso delle città, con conseguente costruzione o ricostruzione di chiese abbattute o trasformate in favore delle moschee. L'esercito di Maniace poteva dunque avere reparti di genieri addestrati alla costruzione e ricostruzione di accampamenti, fortezze e, in generale, edifici utili a manifestare nuovamente la presenza di Costantinopoli in Sicilia. Forse la chiesa di S. Domenica, interpretabile come un edifico sacro rurale, fu il risultato di un tentativo di ripopolamento della valle dell'Alcantara, così come è possibile ipotizzare anche per la Cuba di Malvagna e i ruderi delle altre chiese di contrada Imbischi e Janazzo.
 

Descrizione architettonica e topografica - l'edificio, che sorge isolato nella pianura alluvionale della valle dell'Alcantara, consta, all'interno, di due parti distinte. Ad est trova luogo in santuario, composto da un abside semicircolare e, agli estremi lati del transetto, da due absidiole, ricavate nello spessore murario e svolgenti funzione di protesis e diaconicon. Altri esempi di simile soluzione si possono osservare presso la vicina chiesa di S. Maria di Mili (Messina), o nella chiesetta del Castello di Maredolce (Favara, Palermo). L'abside di S. Domenica presenta anche la particolarità di essere fiancheggiata da semicolonne prodotte con blocchi di pietra lavica sovrapposti e arrotondati. Simile soluzione decorativa presentavano, in basso, anche i pilastri che fronteggiano l'abside e sui quali si imposta l'arco trionfale a tutto sesto che divide il transetto dall'aula.
L'aula a sua volta è divisa in tre navate da un'altra coppia di pilastri sorreggenti altrettante arcate a pieno centro. Interessanti si presentano anche le tre soluzioni utilizzate per la copertura dell'edificio. La porzione centrale del transetto e le navate laterali sono coperte da volte a crociera su mensole, che svolgono anche la funzione di contrafforti per la cupola che copre la navata centrale. Gli ambienti in corrispondenza della protesis e del diaconicon sono coperti da volte a botte.
L'esterno della chiesa si presenta altrettanto articolato nelle forme e nei materiali. I lati settentrionale  meridionale sono caratterizzati da due semipilastri per ciascun lato che trovano corrispondenza, all'interno, con i pilastri delle navate e del transetto. Anche l'abside presenta una coppia di lesene, specchiate anche sul prospetto principale e la cui funzione parrebbe di contrafforti. La fronte dell'edificio presenta due ingressi, quello centrale caratterizzato da un arco a tutto sesto con lunetta. Un ingresso laterale sinistro permette invece direttamente l'accesso alla navata laterale corrispondente. Sempre il prospetto principale è arricchito da un'ampia finestra, un tempo una grande bifora, dalla quale la chiesa trae la maggior quantità di luce. Della bifora sono ormai scomparse del tutto le colonne.
L'edificio sacro è anche un piccolo trionfo di policromia. La tecnica costruttiva è rappresentata essenzialmente da pietrame lavico leggermente sbozzato, inzeppato da frammenti di laterizi legati da una buona malta. I cantonali sono ovviamente rinforzati. Gli archi delle finestre sono vivacemente impreziositi da una tricromia composta da pietre bianche, laterizi e pietra lavica lavorata con perizia. Simile tecnica è possibile osservare anche per i due ingressi e per la piccola bifora in corrispondenza dell'abside.

Bibliografia - AA.VV., Era Santa Domenica Bizantina, da "Sicilia (2)" speciale rivista "Bell'Italia", ed. G.Mondadori, Milano 1996; S. Bottari, Chiese Basiliane della Sicilia e della Calabria, Messina 1939, pp. 45 - 46; M.T. Di Blasi, La "cuba" di Castione, dalla rivista "Etna Territorio N.14", ed. Maimone, Catania 1992; E.H. Freshfield, Cellae trichorae and other christian antiquities..., Londra 1918, pag. 49 e seg.; Giglio S., La chiesa bizantina in contrada Santa Domenica presso Castiglione di Sicilia, Giarre 1997.
Ultimo aggiornamento ( Thursday 26 November 2009 )
 
Randazzo: basilichetta di Contrada Imbischi
Scritto da Giuseppe Tropea   
Tuesday 24 November 2009

Rapporti ambientali - L'edificio, ormai in stato di rudere, trova posto in contrada Imbischi/Acquafredda, su di uno sperone di roccia lavica che si affaccia sul corso del fiume Alcantara.

 

Descrizione storica - Nessun dato storico aiuta a collocare cronologicamente il piccolo edificio sacro di contrada Imbischi.

 

Descrizione topografica e architettonica -
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La piccola chiesa di contrada Imbischi sorge all'interno di un pescheto che ne limita fortemente la visione d'insieme. Tutt'intorno si intravedono resti architettonici reimpiegati in muretti a secco o in altri edifici centenari. Questo riutilizzo testimonierebbe un'ampia frequentazione di questi luoghi ove sorgeva la chiesetta, che certamente non giaceva isolata, ma inserita in un
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contesto abitativo ormai scomparso. L'edificio è orientato ovest/est e possiede una pianta rettangolare. Ad oriente si trova un abside semicircolare con catino emisferico. Il fianco settentrionale è conservato fino all'innesto della volta, al contrario di quello meridionale, del quale rimangono solo pochissime assise appena affioranti dall'attuale piano di calpestio. Nessun prospetto si conserva ad occidente.Il piccolo edificio sacro si componeva, all'interno, di un'unica navata, la cui copertura doveva essere probabilmente a volta (e non a doppio spiovente). All'esterno, le fiancate laterali erano contraffortate e di tali semi pilastri oggi sopravvivono solo quelli settentrionali in numero di tre. Ancora, la lunga parete settentrionale presenta due finestre a forte strombo esterno, internamente caratterizzate da archetti a testa di chiodo. Si tratta di un elemento che, insieme con i contrafforti esterni, accomuna la chiesetta di Imbischi con la Cuba di S. Domenica presso Castiglione. A livello
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dell'imposta, si possono osservare altre due finestre rettangolari.L'abside è composto da conci di pietra lavica squadrati. La Fronte dell'abside è formata da un ampio arco a tutto sesto composto da blocchi di pietra lavica squadrata non inframmezzata da laterizi e poggiante lateralmente su due pilastrini sormontati da mensole.Non esistono dati certi che permettano una precisa collocazione cronologica della struttura. Si trattava certamente di una chiesa al servizio di una comunità rurale che viveva nei pressi del fiume Alcantara. Attraverso confronti tipologici con alcune strutture consimili, come la vicina Cuba di Castiglione o la basilichetta di Priolo, si può azzardare una collocazione temporale compresa tra il V/VI e l'VIII sec. d.C.Non lontano da Imbischi, altre due contrade ospitano ruderi di antiche chiese cristiane. Presso contrada esiste ancora oggi
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un'altra chiesa a pianta basilicale, trasformata in magazzino rurale.  Ancora, presso contrada S. Anastasia, circa un chilometro ad ovest di Imbischi, trovano posto ampi ruderi di quel che un tempo si pensa fosse il monastero di S. Giovanni Psychro, la cui memoria rimane nel toponimo della vicina contrada di Passopisciaro, nel cui nome si può osservare la corruzione di Psychro in "pisciaro".

Bibliografia -
Ultimo aggiornamento ( Tuesday 24 November 2009 )
 
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