|
Rapporti ambientali - L'edificio sorge lungo la valle dell'Alcantara, non lontano dalla rocca di Castiglione, in una pianura coltivata ad alberi da frutto e vigneti.
Descrizione storica - nonostante sia sopravvissuta fino ad epoca contemporanea, le fonti storiche non parlano della chiesa di S. Domenica in Castiglione. Nelle stesse zone in cui sorge l'edificio, alcuni documenti parlano della presenza del monastero del S. Salvatore della Placa, riedificato per volontà dell'abate Chremes e per diretta intercessione del conte Ruggero, così come ricorda un atto del 1093 d.C. In questo documento, nonostante il controllo esercitato su alcuni territori limitrofi a Castiglione da parte del monastero, non risulta citata la chiesa di S. Domenica, elemento attraverso il quale alcuni studiosi hanno ritenuto la piccola chiesa edificata durante il regno normanno. Né è possibile identificare l'edificio sacro dell'Alcantara con il monastero della Placa ormai individuato con certezza su un dado marnoso ben più a nord, nel crocevia di le strade che conducono a Francavilla e Novara di Sicilia.
Anche le peculiarità architettoniche non sono utili a definire una cronologia precisa. La presenza di due absidiole, a sostituzione delle absidi laterali, permette alcuni confronti tipologici con le chiese siciliane del castello di Maredolce e, più antica, S. Maria di Mili presso Messina, edificata agli inizi del regno del Conte Ruggero. Nel mondo bizantino simili soluzioni architettoniche trovano esempio presso la piccola cappella di S. Thecla a Costantinopoli, edificata durante il regno di Isacco Comneno, tra il 1057 e il 1059 d.C. Sulla base di questi labili punti di riferimento temporali si potrebbe pensare ad una edificazione della chiesa avvenuta gli inizi della conquista normanna della Sicilia. Freshfield, promulgatore dell'ipotesi, immagina costruttori gli architetti levantini giunti in Sicilia con i Normanni dopo il 1061 d.C. E' possibile comunque che la chiesa di S. Domenica sia stata costruita circa un trentennio prima, sotto la dominazione araba e, forse, contestualmente al tentativo di riconquista operato dai bizantini tra il 1038 e il 1042 sotto il comando di Giorgio Maniace. L'ipotesi, certamente suggestiva, potrebbe avere un fondamento di realtà poichè la valle dell'Alcantara fu per il Maniace un terreno di battaglia tanto aspro e conteso, da lasciare memoria stabile nell'attuale abitato di Maniace, non lontano da Bronte. L'opera di riconquista bizantina prevedeva ovviamente anche un riassetto religioso delle città, con conseguente costruzione o ricostruzione di chiese abbattute o trasformate in favore delle moschee. L'esercito di Maniace poteva dunque avere reparti di genieri addestrati alla costruzione e ricostruzione di accampamenti, fortezze e, in generale, edifici utili a manifestare nuovamente la presenza di Costantinopoli in Sicilia. Forse la chiesa di S. Domenica, interpretabile come un edifico sacro rurale, fu il risultato di un tentativo di ripopolamento della valle dell'Alcantara, così come è possibile ipotizzare anche per la Cuba di Malvagna e i ruderi delle altre chiese di contrada Imbischi e Janazzo.
Descrizione architettonica e topografica - l'edificio, che sorge isolato nella pianura alluvionale della valle dell'Alcantara, consta, all'interno, di due parti distinte. Ad est trova luogo in santuario, composto da un abside semicircolare e, agli estremi lati del transetto, da due absidiole, ricavate nello spessore murario e svolgenti funzione di protesis e diaconicon. Altri esempi di simile soluzione si possono osservare presso la vicina chiesa di S. Maria di Mili (Messina), o nella chiesetta del Castello di Maredolce (Favara, Palermo). L'abside di S. Domenica presenta anche la particolarità di essere fiancheggiata da semicolonne prodotte con blocchi di pietra lavica sovrapposti e arrotondati. Simile soluzione decorativa presentavano, in basso, anche i pilastri che fronteggiano l'abside e sui quali si imposta l'arco trionfale a tutto sesto che divide il transetto dall'aula.
L'aula a sua volta è divisa in tre navate da un'altra coppia di pilastri sorreggenti altrettante arcate a pieno centro. Interessanti si presentano anche le tre soluzioni utilizzate per la copertura dell'edificio. La porzione centrale del transetto e le navate laterali sono coperte da volte a crociera su mensole, che svolgono anche la funzione di contrafforti per la cupola che copre la navata centrale. Gli ambienti in corrispondenza della protesis e del diaconicon sono coperti da volte a botte.
L'esterno della chiesa si presenta altrettanto articolato nelle forme e nei materiali. I lati settentrionale meridionale sono caratterizzati da due semipilastri per ciascun lato che trovano corrispondenza, all'interno, con i pilastri delle navate e del transetto. Anche l'abside presenta una coppia di lesene, specchiate anche sul prospetto principale e la cui funzione parrebbe di contrafforti. La fronte dell'edificio presenta due ingressi, quello centrale caratterizzato da un arco a tutto sesto con lunetta. Un ingresso laterale sinistro permette invece direttamente l'accesso alla navata laterale corrispondente. Sempre il prospetto principale è arricchito da un'ampia finestra, un tempo una grande bifora, dalla quale la chiesa trae la maggior quantità di luce. Della bifora sono ormai scomparse del tutto le colonne.
L'edificio sacro è anche un piccolo trionfo di policromia. La tecnica costruttiva è rappresentata essenzialmente da pietrame lavico leggermente sbozzato, inzeppato da frammenti di laterizi legati da una buona malta. I cantonali sono ovviamente rinforzati. Gli archi delle finestre sono vivacemente impreziositi da una tricromia composta da pietre bianche, laterizi e pietra lavica lavorata con perizia. Simile tecnica è possibile osservare anche per i due ingressi e per la piccola bifora in corrispondenza dell'abside.
Bibliografia - AA.VV., Era Santa Domenica Bizantina, da "Sicilia (2)" speciale rivista "Bell'Italia", ed. G.Mondadori, Milano 1996; S. Bottari, Chiese Basiliane della Sicilia e della Calabria, Messina 1939, pp. 45 - 46; M.T. Di Blasi, La "cuba" di Castione, dalla rivista "Etna Territorio N.14", ed. Maimone, Catania 1992; E.H. Freshfield, Cellae trichorae and other christian antiquities..., Londra 1918, pag. 49 e seg.; Giglio S., La chiesa bizantina in contrada Santa Domenica presso Castiglione di Sicilia, Giarre 1997.
|