Medioevosicilia
Vecchi e vecchiaia...
Scritto da Giuseppe Tropea   
Friday 12 June 2009

Il pesce puzza sempre dalla testa... La spazzatura, purtroppo, non si trova solo a Napoli o a Palermo. Aristofane risveglia sempre le coscienze e dovrebbe aiutare a comprendere la parola demo-crazia. Ma alla luce dei fatti di Palermo, non può che giungere in mente la "Lettera a un tesoriere di Palermo" di Ugo Falcando, una fra le più intense opere del medioevo siciliano, nonchè una delle più alte espressioni del latino medievale. Ebbene questa volta Enrico VI non solo ha depredato, depreda e deprederà la Sicilia, affamando e impoverendo la gente onesta che ha ancora la forza e il coraggio di vivere nell'isola, ma lascia pure gli escrementi, la cacca e la pipì. Chi la raccoglierà?

Ultimo aggiornamento ( Friday 12 June 2009 )
 
Duomo di Messina
Scritto da Giuseppe Tropea   
Tuesday 09 June 2009

S. MAria la Nuova ripresa in un dagherrotipo databile alla fine del XIX sec.La più grande chiesa di Messina è anche una delle reliquie architettoniche più martoriate della storia di Sicilia
Si ritiene che le origini del Duomo di Messina debbano risalire al VI sec. d.C., al tempo in cui era imperatore Giustiniano e in Italia deteneva l'esarcato Belisario. E' dunque possibile credere che una chiesa fosse stata costruita o ricostruita durante la conquista bizantina dell'isola di Sicilia, negli anni 533/534 d.C. A riprova di ciò, sembra vi siano stati alcuni ritrovamenti di monete auree legate a Belisario, rinvenute intorno alle sostruzioni dell'antico tempio1. Questo edificio ebbe probabilmente a patire i danni della conquista araba, sebbene pare riuscisse a sopravvivere a questi tempi tanto incerti per la religione cristiana nell'isola. Probabilmente la chiesa era ancora esistente nel 1061, durante lo sbarco dei normanni capeggiati dal conte Ruggero, ma solo un diploma del 11232 informa sullo stato dell'edificio, così malridotto da necessitare urgenti restauri o una presunta nuova costruzione, essendo la precedente irrecuperabile. I lavori di ripristino dovrebbero datarsi già dalla prima metà del XII sec. per volontà di Ruggero II, sebbene venissero ultimati ben aldilà della morte del re stesso. Fonti informano che nel 1168 i canonici di Messina giunsero a celebrare nella chiesa di S. Maria la Nuova3, abbandonando l'originaria cattedrale di S. Nicolò, per cui il nuovo edificio oltre a S. Maria, venne intitolato anche a S. Nicolò. Secondo il G. Di Marzo, a confermare questa transizione di dedicazione vi sarebbero due passi, tratti il primo da Romualdo Salernitano, che ricorderebbe re Ruggero come fautore della nuova chiesa di S. Nicolò, il secondo da Malaterra che parla del conte Ruggero come promotore della costruzione di una chiesa in onore di S. Nicolò dentro la città di Messina.
Le fonti storiche qui descritte, in effetti, non chiariscono la dinamica attraverso la quale venne costruito il duomo messinese.  L'ipotesi più plausibile farebbe propendere per un inizio dei progetti e dei lavori preliminari sotto la reggenza del Conte Ruggero. Successivamente, dopo la morte di costui, fu il figlio e successore Ruggero II a prendersi carico di portare a compimento l'edificio sacro. Si consideri comunque che per una parte degli storici dell'arte, che ebbero anche la possibilità di osservare l'edificio prima del terremoto del 1908, il duomo di Messina rimaneva, almeno in piccola parte, un degli esempi più antichi di architettura normanna in Sicilia4
Il nuovo edificio venne consacrato solo il 22 settembre del 1197, ironia della sorte, solo con intervento di Enrico VI5. Tuttavia l'opera ebbe vita breve. Presto un incendio ne devastò la fabbrica, presumibilmente intorno alla metà del XIII sec.6
A questo punto della storia del Duomo risale la documentazione più sicura. L'ennesima ricostruzione fu portata avanti per volontà di Federico II d'Aragona e per l'interessamento dell'arcivescovo Guidotto de Tabiatis7.
Nella seconda metà del XIX sec. il Di Marzo deplorava la corrente artistica barocca che aveva mutato l'aspetto interno della chiesa, nascondendo la natura medievale dell'edificio. In origine l'edificio presentava una pianta a croce latina con ampio e massiccio transetto. Gli interni scanditi da tre navate evidenziate da una doppia fila di 26 colonne di granito. L'assetto doveva apparire come la somma di una pianta basilicale più una pianta a croce greca in corrispondenza delle tre absidi, del presbiterio e del transetto. In epoca imprecisata, i capitelli delle ventisei colonne vennero indorate e i basamenti impreziositi con marmi di provenienza siciliana. Gli archi e le campate un tempo dovevano essere a sesto acuto, ma nel 1682 vennero sostituiti con archi a tutto sesto e altre quattro alte colonne vennero innalzate in corrispondenza della tribuna. Anche i muri vennero ricoperti con stucchi dell'epoca, nascondendo così l'antica austerità dell'edificio8
Il cantiere adibito alla edificazione della chiesa è possibile che utilizzasse materiale di reimpiego, come le citate colonne di granito, forse provenienti dall'antico tempio di Nettuno, presso il Peloro. Il resto della decorazione, ultimata lentamente, subì evidenti influssi arabi, similmente alla Cappella Palatina. Il tetto venne arricchito da file di rosoni in doppia fila; successivamente sotto Re Manfredi, nel 12609, le travature vennero ulteriormente decorate con immagini sacre.
I bei mosaici delle absidi, invece, vennero aggiunti solo al tempo di Federico II d'Aragona, realizzazione presunta di mosaicisti itineranti bizantini insieme con artisti locali.
Al giorno d'oggi anche il prospetto principale risulta del tutto ricostruito dopo il terremoto del 1908. Riguardo alla sua configurazione pre-cataclisma non rimane che affidarsi alle descrizioni ottocentesche. La Farina ricorda che il citato prospetto rimanesse gotico solamente lungo il rettangolo inferiore, che incorniciava i tre grandi portali, i cui rilievi allo studioso risultavano di opera "continentale"10.
Giova ricordare che la ricostruzione post-cataclismica del prospetto principale è da ritenersi più che mai fedele solo nei confronti della porzione inferiore della facciata. Infatti, la porta maggiore allora come oggi presenta un ampio arco ad ogiva sostenuto da pilastrini decorati con bassorilievi di spirali e tralci di vite. Il portale culmina in forma piramidale. Sul vertice trova posto una figura del Padre Eterno e nel triangolo superiore vi è un tondo con un bassorilievo raffigurante il Cristo incoronante la Vergine. All'interno della lunetta sopra l'architrave vi è una Madre di Dio con bambino in braccio, che parrebbe opera di tal Giov. Domenico Mazzolob (XVI sec.), così come le due statue degli apostoli Pietro e Paolo, ai fianchi della Madonna. Accanto alla porta si possono notare anche quattro fasce marmoree (due per lato), che raccontano le quattro momenti della vita rurale, la seminagione, la tessitura, la vendemmia, la raccolta delle olive e l'estrazione dell'olio.
Riguardo alla datazione del portale centrale, si può dire che esso venne ultimato in fasi successive. Il nucleo originale è del XIV sec., successivamente vi lavorarono artisti nel XV, XVI e XVII sec.
Anche i due portali laterali sono imponenti, nella loro finezza lavorativa. Le ogive ad archivolti rincassati colpiscono subito l'occhio del visitatore. Si tratta di opere del XIV sec. (portale destro) e del XV sec. (portale sinistro)
La parte superiore del prospetto occidentale è, invece, il risultato di un tentativo di ricostruzione filologica. L'attuale doppio spiovente della facciata, le tre grandi monofore e le merlature erano del tutto assenti nell'antico prospetto, che presentava evidenti e un pò mortificanti superfetazioni barocche. Tali alterazioni avevano lasciato integra solo una grande bifora centrale ad archivolti rincassati, della cui originalità poco però si può dire, poichè l'unica fonte che testimonia di essa è un dagherrotipo degli ultimi anni del XIX sec.
I rifacimenti barocchi lasciarono, in effetti, poco spazio all'originale configurazione medievale, che, alla fine del XIX sec., si limitava all'esterno a poche appariscenti decorazioni architettoniche oltre alla porzione inferiore della facciata. Alcune fonti ricordano, lungo il lato meridionale, l'esistenza di un portale risalente al XVI sec. e una più antica monofora ad ogiva.
Il Duomo messinese ebbe anche un antico campanile dalla travagliata storia. L'originaria torre venne colpita da incendio nel 1559, causa un fulmine. Ricostruita più alta, venne definitivamente rovinata da un terremoto nel 1783. Tra il 1783 e il 1908, venne costruito un nuovo campanile in corrispondenza delle tre absidi. Esso venne adibito a preservare gli antichi manoscritti dei privilegi messinesi e altri documenti e atti in lingua greca, fortunatamente trafugati dal conte di S. Stefano e successivamente trasportati presso la biblioteca dell'Escuriale in Spagna. Il cataclisma del 1908 spazzò via la torre, con la maggior parte dei documenti ancora ivi custoditi. L'attuale torre dell'orologio è un vanto per la cittadina di Messina ed è opera in falso gotico, in stile con l'attuale ricostruzione della chiesa.



��.                     Notizia riportata dal Buonfiglio, Messina Descritta, Mess. 1738, lib. II, pag. 21. L'autore propone la data del 530 d.C., secondo i ritrovamenti numismatici. Ovviamente è una notizia della cui veridicità risulta impossibile sindacare, visto i disastri del 1908.

��.                     Pirri, tomo I, pag. 386.

��.                     G. Dennis, J. Murray, A handbook for travellers in Sicily, London 1864, pag. 479. I canonici subentrarono al clero greco che pare occupasse fin dalle origini la chiesa, quasi a conferma dell'origine bizantina del Duomo.

��.                     G. Dennis, J. Murray, op. cit., 1864, pag. 479

��.                     Buonfiglio, op. cit. , lib. II, pag. 21-22: " Anno 1197, XI kal. octobris consecrata est ecclesia s. Mariae civitatis Messanae a Bertino archiepiscopo; anno suae consecrationis II..."

��.                     Si conserva ricordo dell'avvenimento in alcuni versi ricordati dal Pirri.

��.                     Pirri, op. cit., Pa. 1733, tom. I, fol. 410

��.                     A. La Farina, Messina e i suoi monumenti, 18.., pag. 85 e seg.

��.                     La nuova decorazione del tetto venne promossa a seguito di un incendio dello stesso.
 Si tratta di una delle poche opere d'arte facilmente databili e documentabili sotto Re Manfredi in Sicilia. L'altra è relativa alla ristrutturazione del monastero Cistercense di S. Maria di Roccadia presso Lentini, in provincia di Siracusa.

��.                     La Farina, op. cit., "Come quelli che incrostano le cattedrali di Pisa e Lucca"

Ultimo aggiornamento ( Tuesday 09 June 2009 )
 
I santi bizantini di Sicilia - Saba il giovane
Scritto da Giuseppe Tropea   
Monday 25 May 2009

Collesano

Saba nacque presso Collesano[1], in Sicilia, da Cristoforo e Cale, genitori anch'essi famosi per la loro vita ascetica e dedita al monachesimo. Il padre assunse l'abito monastico nel monastero di S. Filippo di Agira e successivamente preferì l'eremitaggio dove venne presto raggiunto da Saba, anch'egli divenuto monaco. Sospinta dalle invasioni arabe e dalla stessa fama, l'intera famiglia si spostò in Calabria ove Saba e il fratello Macario colonizzarono la regione del Mercurion, al confine tra Calabria e Lucania. Più tardi furono ulteriormente costretti a spostarsi verso nord, presso Salerno al monastero del Latiniano. La vita di Saba ricorda il santo come un grande operatore di miracoli. Concluse la sua vita a Roma, alla fine del X sec. d.C.[2] L'agiografia è conservata in un manoscritto del XII sec. e venne scritta da Oreste, patriarca di Gerusalemme (986-1006), che trascorse parte della vita in Calabria come monaco e ricorda la sua personale conoscenza di Saba. La vita venne presumibilmente scritta tra il 991 e il 1005 d.C.

 

 

Bibliografia:

A - Edizioni:

I. Cozza-Luzi, Historia et laudes ss. Sabae et Macarii (Rome 1893), previously published in Studi e documenti di storia e diritto 12 (1891) 37-56, 135-68, 312-23; 13 (1892) 71-96, 143-44, 375- 400

B - Studi:

 

D. Martire, Calabria sacra e profana 1 (Cosenze 1876) 313-25.

M. Scaduto, Il monachesimo basiliano nella Sicilia medievale (Rome 1947, repr. 1982) XXXIXf.

B. Cappelli, Il Mercurion, Archivio storico per la Calabria e la Lucania 25 (1956) 43-62.

da Costa-Louillet, Saints de Sicile, 130-42.

B. Cappelli, Il monachesimo basiliano ai confini Calabro-Lucani (Naples 1963) 199-215.

V. von Falkenhausen, Untersuchungen über die byzantinische Herrschaft in Süditalien vom 9. bis ins 11. Jahrhundert (Wiesbaden 1967) 80f, revised Italian ed., La dominazione bizantina nell’Italia meridionale dal IX all’XI secolo (Bari 1978) 82-83.

A. Jacob, La date, la patrie et le modèle d’un rouleau italo-grec (Messanensis gr. 177), Helikon 22-27 (1982-87) 118-21

Hester, Italo-Greeks 182-89.

Ferrante, Santi italogreci 153-55.



[1]             La data di nascita rimane sconosciuta.

[2]             La data di morte al solito è oggetto di discussione: il giorno è il 6 febbraio, l'anno oscilla tra il 990 e il 995 d.C. Costa-Louillet, seguendo JB Pitra, propone il 990/991 d.C.

Ultimo aggiornamento ( Monday 25 May 2009 )
 
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