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La più
grande chiesa di Messina è anche una delle reliquie architettoniche più
martoriate della storia di Sicilia
Si ritiene che le origini del Duomo di Messina debbano risalire al VI sec.
d.C., al tempo in cui era imperatore Giustiniano e in Italia deteneva
l'esarcato Belisario. E' dunque possibile credere che una chiesa fosse stata
costruita o ricostruita durante la conquista bizantina dell'isola di Sicilia,
negli anni 533/534 d.C. A riprova di ciò, sembra vi siano stati alcuni
ritrovamenti di monete auree legate a Belisario, rinvenute intorno alle
sostruzioni dell'antico tempio1. Questo
edificio ebbe probabilmente a patire i danni della conquista araba, sebbene
pare riuscisse a sopravvivere a questi tempi tanto incerti per la religione
cristiana nell'isola. Probabilmente la chiesa era ancora esistente nel 1061,
durante lo sbarco dei normanni capeggiati dal conte Ruggero, ma solo un diploma
del 11232 informa sullo stato
dell'edificio, così malridotto da necessitare urgenti restauri o una presunta
nuova costruzione, essendo la precedente irrecuperabile. I lavori di ripristino
dovrebbero datarsi già dalla prima metà del XII sec. per volontà di Ruggero II,
sebbene venissero ultimati ben aldilà della morte del re stesso. Fonti
informano che nel 1168 i canonici di Messina giunsero a celebrare nella chiesa
di S. Maria la Nuova3, abbandonando
l'originaria cattedrale di S. Nicolò, per cui il nuovo edificio oltre a S.
Maria, venne intitolato anche a S. Nicolò. Secondo il G. Di Marzo, a confermare
questa transizione di dedicazione vi sarebbero due passi, tratti il primo da
Romualdo Salernitano, che ricorderebbe re Ruggero come fautore della nuova
chiesa di S. Nicolò, il secondo da Malaterra che parla del conte Ruggero come
promotore della costruzione di una chiesa in onore di S. Nicolò dentro la città
di Messina.
Le fonti storiche qui descritte, in effetti, non chiariscono la dinamica
attraverso la quale venne costruito il duomo messinese. L'ipotesi più
plausibile farebbe propendere per un inizio dei progetti e dei lavori
preliminari sotto la reggenza del Conte Ruggero. Successivamente, dopo la morte
di costui, fu il figlio e successore Ruggero II a prendersi carico di portare a
compimento l'edificio sacro. Si consideri comunque che per una parte degli
storici dell'arte, che ebbero anche la possibilità di osservare l'edificio
prima del terremoto del 1908, il duomo di Messina rimaneva, almeno in piccola
parte, un degli esempi più antichi di architettura normanna in Sicilia4.
Il nuovo edificio venne consacrato solo il 22 settembre del 1197, ironia della
sorte, solo con intervento di Enrico VI5.
Tuttavia l'opera ebbe vita breve. Presto un incendio ne devastò la fabbrica,
presumibilmente intorno alla metà del XIII sec.6
A questo punto della storia del Duomo risale la documentazione più sicura.
L'ennesima ricostruzione fu portata avanti per volontà di Federico II d'Aragona
e per l'interessamento dell'arcivescovo Guidotto de Tabiatis7.
Nella seconda metà del XIX sec. il Di Marzo deplorava la corrente artistica
barocca che aveva mutato l'aspetto interno della chiesa, nascondendo la natura
medievale dell'edificio. In origine l'edificio presentava una pianta a croce
latina con ampio e massiccio transetto. Gli interni scanditi da tre navate
evidenziate da una doppia fila di 26 colonne di granito. L'assetto doveva
apparire come la somma di una pianta basilicale più una pianta a croce greca in
corrispondenza delle tre absidi, del presbiterio e del transetto. In epoca
imprecisata, i capitelli delle ventisei colonne vennero indorate e i basamenti
impreziositi con marmi di provenienza siciliana. Gli archi e le campate un
tempo dovevano essere a sesto acuto, ma nel 1682 vennero sostituiti con archi a
tutto sesto e altre quattro alte colonne vennero innalzate in corrispondenza
della tribuna. Anche i muri vennero ricoperti con stucchi dell'epoca,
nascondendo così l'antica austerità dell'edificio8
Il cantiere adibito alla edificazione della chiesa è possibile che utilizzasse
materiale di reimpiego, come le citate colonne di granito, forse provenienti
dall'antico tempio di Nettuno, presso il Peloro. Il resto della decorazione,
ultimata lentamente, subì evidenti influssi arabi, similmente alla Cappella
Palatina. Il tetto venne arricchito da file di rosoni in doppia fila;
successivamente sotto Re Manfredi, nel 12609,
le travature vennero ulteriormente decorate con immagini sacre.
I bei mosaici delle absidi, invece, vennero aggiunti solo al tempo di Federico
II d'Aragona, realizzazione presunta di mosaicisti itineranti bizantini insieme
con artisti locali.
Al giorno d'oggi anche il prospetto principale risulta del tutto ricostruito
dopo il terremoto del 1908. Riguardo alla sua configurazione pre-cataclisma non
rimane che affidarsi alle descrizioni ottocentesche. La Farina ricorda che il
citato prospetto rimanesse gotico solamente lungo il rettangolo inferiore, che
incorniciava i tre grandi portali, i cui rilievi allo studioso risultavano di
opera "continentale"10.
Giova ricordare che la ricostruzione post-cataclismica del prospetto principale
è da ritenersi più che mai fedele solo nei confronti della porzione inferiore della
facciata. Infatti, la porta maggiore allora come oggi presenta un ampio arco ad
ogiva sostenuto da pilastrini decorati con bassorilievi di spirali e tralci di
vite. Il portale culmina in forma piramidale. Sul vertice trova posto una
figura del Padre Eterno e nel triangolo superiore vi è un tondo con un
bassorilievo raffigurante il Cristo incoronante la Vergine. All'interno
della lunetta sopra l'architrave vi è una Madre di Dio con bambino in braccio,
che parrebbe opera di tal Giov. Domenico Mazzolob (XVI sec.), così come le due
statue degli apostoli Pietro e Paolo, ai fianchi della Madonna. Accanto alla
porta si possono notare anche quattro fasce marmoree (due per lato), che
raccontano le quattro momenti della vita rurale, la seminagione, la tessitura, la
vendemmia, la raccolta delle olive e l'estrazione dell'olio.
Riguardo alla datazione del portale centrale, si può dire che esso venne
ultimato in fasi successive. Il nucleo originale è del XIV sec.,
successivamente vi lavorarono artisti nel XV, XVI e XVII sec.
Anche i due portali laterali sono imponenti, nella loro finezza lavorativa. Le
ogive ad archivolti rincassati colpiscono subito l'occhio del visitatore. Si
tratta di opere del XIV sec. (portale destro) e del XV sec. (portale sinistro)
La parte superiore del prospetto occidentale è, invece, il risultato di un
tentativo di ricostruzione filologica. L'attuale doppio spiovente della
facciata, le tre grandi monofore e le merlature erano del tutto assenti
nell'antico prospetto, che presentava evidenti e un pò mortificanti
superfetazioni barocche. Tali alterazioni avevano lasciato integra solo una
grande bifora centrale ad archivolti rincassati, della cui originalità poco
però si può dire, poichè l'unica fonte che testimonia di essa è un dagherrotipo
degli ultimi anni del XIX sec.
I rifacimenti barocchi lasciarono, in effetti, poco spazio all'originale
configurazione medievale, che, alla fine del XIX sec., si limitava all'esterno
a poche appariscenti decorazioni architettoniche oltre alla porzione inferiore della
facciata. Alcune fonti ricordano, lungo il lato meridionale, l'esistenza di un
portale risalente al XVI sec. e una più antica monofora ad ogiva.
Il Duomo messinese ebbe anche un antico campanile dalla travagliata storia.
L'originaria torre venne colpita da incendio nel 1559, causa un fulmine.
Ricostruita più alta, venne definitivamente rovinata da un terremoto nel 1783.
Tra il 1783 e il 1908, venne costruito un nuovo campanile in corrispondenza
delle tre absidi. Esso venne adibito a preservare gli antichi manoscritti dei
privilegi messinesi e altri documenti e atti in lingua greca, fortunatamente
trafugati dal conte di S. Stefano e successivamente trasportati presso la
biblioteca dell'Escuriale in Spagna. Il cataclisma del 1908 spazzò via la
torre, con la maggior parte dei documenti ancora ivi custoditi. L'attuale torre
dell'orologio è un vanto per la cittadina di Messina ed è opera in falso
gotico, in stile con l'attuale ricostruzione della chiesa.
��.
Notizia riportata dal Buonfiglio, Messina Descritta, Mess. 1738, lib. II,
pag. 21. L'autore
propone la data del 530 d.C., secondo i ritrovamenti numismatici. Ovviamente è una notizia
della cui veridicità risulta impossibile sindacare, visto i disastri del 1908.
��.
Pirri, tomo I, pag. 386.
��.
G. Dennis, J. Murray, A handbook for travellers in Sicily,
London 1864, pag. 479. I canonici subentrarono al clero greco che pare
occupasse fin dalle origini la chiesa, quasi a conferma dell'origine bizantina
del Duomo.
��.
G. Dennis, J. Murray, op. cit.,
1864, pag. 479
��.
Buonfiglio, op.
cit. , lib. II, pag. 21-22: " Anno 1197, XI kal. octobris consecrata est ecclesia s. Mariae civitatis Messanae a Bertino archiepiscopo; anno suae
consecrationis II..."
��.
Si conserva ricordo
dell'avvenimento in alcuni versi ricordati dal Pirri.
��.
Pirri, op. cit., Pa. 1733, tom. I,
fol. 410
��.
A. La Farina, Messina e i suoi monumenti, 18.., pag.
85 e seg.
��.
La nuova decorazione del tetto
venne promossa a seguito di un incendio dello stesso.
Si tratta di una delle poche opere d'arte facilmente databili e
documentabili sotto Re Manfredi in Sicilia. L'altra è relativa alla
ristrutturazione del monastero Cistercense di S. Maria di Roccadia presso
Lentini, in provincia di Siracusa.
��.
La Farina, op. cit., "Come
quelli che incrostano le cattedrali di Pisa e Lucca"
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